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Processione Lisergica nella Palude

Esistono davvero poche parole per descrivere ciò che è successo in quel di Milano, precisamente all’Alcatraz, il 22 aprile 2008: una data che i presenti all’avvenimento non dimenticheranno facilmente. I Down per la prima volta da headliner in Italia fanno accorrere un pubblico tutt’altro che irrisorio, sebbene non si registri il tutto esaurito. Ovviamente non mancano i soliti tre-quattro rimbambiti fanatici dei Pantera che si aspettano dal gruppo una “Cowboys From Hell”, venendo puntualmente delusi da un concerto come non se ne vedevano davvero da tanto tempo da queste parti.

Nessun gruppo di spalla, solo un proiettore che ci mostra immagini dal futuro DVD “Down In Europe”, alternate a video live di gruppi scelti dalla band stessa (compaiono tra gli altri Ted Nugent e i Lynyrd Skynyrd).
Poca scena, dopo circa un’ora, quando il filmato finisce: cade il telone e la band attacca a mille con “Pillars Of Eternity”. Che l’Alcatraz ultimamente si stia riscattando da passate esibizioni penose lo si sapeva già da un po’, ma stasera il locale mostra il suo lato migliore, permettendo ai Down un suono pressoché perfetto fin dalla prima canzone. Ovviamente questo non servirebbe se la band non fosse in forma smagliante. In realtà lo è, parte Bower che dietro le pelli soffre per un’influenza che si trascina da qualche giorno. Il gruppo si muove, interagisce, intrattiene; Kirk, Rex e Pepper non stanno mai fermi e il muro di suono che creano non cade mai. Ma quando si è su un palco con Phil Anselmo, bisogna anche sapersi tirare un po’ indietro. Infatti il magico cantore delle paludi della Louisiana è in forma come non mai e catalizza naturalmente l’attenzione di tutto il pubblico. La voce sembra innaturalmente rinata dalle sue ceneri, cosicché il buon Philip può sfoderare una prestazione che pochi credevano possibile nel 2008.

La scaletta prosegue snocciolando classici come “Lysergic Funeral Procession”, una mortale “Lifer” e “Hail The Leaf”, senza chiaramente dimenticare l’ultima fatica in studio dei cinque, da cui escono vincenti soprattutto “Three Suns And One Star” e “Beneath The Tides”. Sorprende inoltre l’approccio della band al concerto in generale: sembrano più delle prove in saletta con un pubblico, visto che spesso e volentieri il gruppo si lascia andare ad improvvisazioni blues rock (heavy blues, secondo Bower), con tripudio generale quando arrivano alla prima parte di “Dazed And Confused”. Ci si sente veramente negli anni ’70.

Ovviamente oon possono mancare le parti più atmosferiche e dilatate, quindi ecco arrivare “Learn From This Mistake” e “Jail”, con Anselmo, protagonista di una prestazione assolutamente toccante ed intensa, a sventolare una sigaretta-che-forse-una-sigaretta-non-è.
Chiude il concerto la classica “Bury Me In Smoke” con tanto di jam finale in cui Anselmo suona il basso, la sua ragazza la chitarra e un roadie prende il posto di Keenan mentre Bower rallenta e rallenta e rallenta fino allo spasimo. Quando la canzone finisce e tutti scendono dal palco, dopo due ore e passa di concerto, resta solo Phil, davanti a tutti a salutare con una versione a cappella del finale di “Whole Lotta Love”, tanto per ribadire da dove arriva tutto questo.
Un prestazione sanguigna, genuina e sincera, una potenza di suono inaudita e un feeling inarrivabile. I Down oggi sono una realtà due spanne sopra il novanta percento dei gruppi metal moderni. Non è un’opinione, è un dato di fatto.

Pillars Of Eternity
The Path
Lysergic Funeral Procession
Lifer
Hail The Leaf
Three Suns And One Star
Underneath Everything
On March The Saints
Ghosts Along The Mississippi
Learn From This Mistake
N.O.D.
Temptation’s Wings
Beneath The Tides
Losing All
Eyes Of The South
New Orleans Is A Dying Whore
Stone The Crow
Jail
Bury Me In Smoke

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