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Prodigy Must Die!

Quando Juliette Lewis sale sul palco il sole pesa ancora inesorabile su un pubblico già abbastanza numeroso ma ben lontano dai 9.000 capi di bestiame registrati a fine serata. L’attrice/cantante apre la seconda giornata del Carpisa Neapolis Festival davani a un nugolo di fan attorno ai quali si muove però un’altrettanta nutrita nube di ubriaconi che si ubriacano, punkabbestia che fanno giochi da punkabbestia e gente che si rilassa stesa sul prato. Sul palco la ragazzina (ma quanti anni ha?) gioca a fare la rockstar intepretando i suoi brani nel modo più pittoresco possibile. Ma fa ancora troppo caldo per saltare.

I tecnici hanno terminato di sistemare il palco per la prossima esibizione, quando un turista tedesco con velate tendenze omosessuali si impossessa del microfono. In realtà è il cantante dei !!! che fugherà ogni residuo dubbio in merito alla sua sessualità iniziando a ballare. Il rock edulcorato dall’house cattura subito il pubblico, che si lascia trascinare in una danza avvolgente e rilassante. Questa quiete è un piacevole abbandonarsi ma anche un necessario riscaldamento alla tempesta che incombe a fine serata. Le canzoni sono prese quasi tutte da “Myth Takes”, l’album più famoso della band, e dal vivo funzionano discretamente bene nonostante un’equalizzazione dei suoni non ottimale. Sarebbe stato sbagliato pretendere lo stesso sound dello studio ma un’amalgama migliore non avrebbe fatto male. Discutibile anche la prestazione del suddetto cantante, in particolare per gli improbabili falsetti che spesso stonavano con la base musicale.

I !!! sono costretti ad accorciare la scaletta e alla fine ci sarà comunque da attendere un’altra ora per vedere i Prodigy. Gli amplificatori scatenano la tensione euforica del pubblico con la martellante “World’s On Fire”, tratta dall’ultimo, notevole album. La gente balla, poga, salta, canta ed è divertente vedere fianco a fianco personaggi di diversa estrazione musicale: punk, discotecari, metallari, tutti on fire. Si continua con “Breathe”, accolta dalle urla del pubblico e come di consueto diluita in una decina di minuti, evidenziando l’unico neo del concerto: troppi tempi morti. Maxim che parla in continuazione, pezzi inutilmente allungati e vuoti tra un brano e l’altro sono per la tensione interferenze ben accolte solo da chi le sfrutta per riprendere fiato.

Noi però non ne abbiamo bisogno e ci tuffiamo sempre più sudati in “Omen”, “Poison”, “Warriors Dance” e “Run With The Wolves”, che aggredisce il pubblico senza sosta sublimando in un finale rumoristico. Sicuramente il pezzo che dal vivo rende meglio tra quelli del nuovo album. “Voodoo People” e “Diesel Power” rallentano il ritmo e fanno cantare tutti. “Invaders Must Die” trascina tutti verso l’apice del concerto, una “Smack My Bitch Up” che fa esplodere il deliro da gola e muscoli di tutti. Per il prossimo concerto il pubblico napoletano è pregato di prendere qualche lezione d’Inglese: Maxim ci ha messo 5 minuti per far capire che “GET DOWN” significa “ABBASSATEVI”. A parte questo, sempre forza Napoli.

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