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  • Professor Green: At Your Inconvenience

    Professor Green

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Effetti collaterali: ritmi da tic disorder

Esce il 7 Febbraio “At Your Inconvenience”, secondo album del poco noto, almeno in Italia e chissà ancora per quanto, Professor Green. Semplice conferma o definitiva benedizione e incoronazione?

Quindici tracce assolutamente sopra le righe, per testi e melodie. Perché chi l’ha detto che il rap è solo quello del battling? Green non prescinde da questa base, ma partendo dall’hip hop, raggiunge punte soul, pop per le versioni radio-frendly, DnB, perfino rock, con qua e là accenni di elettronica. E il tutto è magistralmente equilibrato.

Metti play e aspetti che l’album venga riprodotto per intero, perché sei preso dal flow di musica e parole. Come in un viaggio, una tracklist fatta di salite e discese, in cui molte sono le collaborazioni: Emeli Sandè, Fink, Sierra Kusterberck e Luciana, solo per citarne alcune.

Già dalla prima traccia, energica, brillante, sei lì a muovere la testa a ritmo. E non ti fermi, neanche con pezzi più classicamente hip hop, fino a iniziare a dimenarti tutto per il dubstep di “Trouble” o per la cadenza electro-dance di “Remedy”. Tra un brano e l’altro poi riprendi fiato, mentre apprezzi la beat ballad “Astronaut” o “Spinning Out”: modi un’Orlando moderno, Green sta lì a domandarsi dove sia finita la sua mente agitata, madre di testi un po’ neri, a volte ironici e contorti, sorprendentemente sfacciati.
Professor Green sale in cattedra, e se a scuola non ha mai brillato perché si annoiava, con questo album è sicuro che non accadrà lo stesso. A+.

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