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Progetti per un nuovo cinema italiano

Al cinema Quattro Fontane di Roma il regista Giuseppe Piccioni con i produttori, la sceneggiatrice e gli attori, tra cui Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Piera degli Esposti, presentano il film “Giulia Non Esce La Sera”, che arriva in sala venerdì 27 febbraio in più di 180 copie, e raccontano l’esperienza di lavoro, ma anche di vita, che questo set ha donato loro.

Com’è nato il progetto?
Giuseppe Piccioni: Nasce in seguito ad un momento in cui non sapevo bene che direzione prendere; ho cominciato davvero ad andare in piscina, anche se io sapevo nuotare a differenza di Valerio (che non sa nuotare né nella vita, né sullo schermo).
Lì ho notato che la piscina non ti consente di entrare in relazione con gli altri, nonostante ci siano molte persone ti scollega dal mondo esterno, e si è davvero liberi di pensare; mi piaceva questo spunto della piscina e con Federica Pontremoli (la sceneggiatrice, n.d.r.) ho cominciato a scrivere questa storia che è poi maturata con l’aiuto di tutti gli attori.
Il film infatti è stato realizzato in gruppo, è stata fondamentale la collaborazione di Luca Bigazzi (il direttore della fotografia, n.d.r.), di Esmeralda Calabria (la montatrice, n.d.r.) e degli attori, che hanno messo molto di loro stessi nei propri personaggi.
Poi è stato ovviamente fondamentale l’intervento di 01 e Lumiere & Co. che hanno creduto nel progetto ed hanno voluto produrlo.
Il film è stato scritto mentre lo giravamo, nasceva giorno per giorno con la collaborazione di tutti. E per questo non finirò mai di ringraziare la 01 per la fiducia che mi ha dato, oltretutto non è certo un film facile per il mercato odierno…

Che ci dice invece della collaborazione con i Baustelle? È insolito che un gruppo del genere componga una colonna sonora.
Giuseppe Piccioni: La collaborazione con i Baustelle non è premeditata, mi piacevano molto e quindi ho voluto incontrarli; loro sono stati d’accordo fin da subito nel comporre tutta la colonna sonora invece delle 4, 5 canzoni che avevo pensato di fargli comporre (tra le quali segnaliamo la canzone dei titoli di coda “Piangi Roma” nella quale duettano Francesco Bianconi e Valeria Golino, n.d.r.).

Valeria, per questo ruolo così emozionante come ti sei preparata? Sei stata in carcere? Hai frequentato detenute o ex detenute?
Quando Giuseppe mi ha proposto il ruolo il film era ancora in fase di scrittura; io ho accettato ancora prima di leggerlo, forse incautamente; quindi sono entrata a far parte del film abbastanza presto, e l’ho visto acquisire forma … anche il tono del mio personaggio è molto cambiato.
Poi circa un mese e mezzo prima di cominciare le riprese abbiamo fatto un paio di incontri con alcune detenute in un carcere femminile di Velletri … cose molto brevi, non volevo essere invadente, ma sono stati molto importanti per me; volevo riuscire a capire com’era una come Giulia quando non la vediamo sullo schermo.
Poi ho scoperto una cosa, nel nostro immaginario pensiamo alla prigione come un luogo triste; in realtà l’ho trovato un posto … umano, dove si mescolano molti punti di vista e dove c’è molto affetto; tutte cose che non mi aspettavo, l’ho sempre pensato come un luogo terribile, bestiale.
Poi ho parlato con Giuseppe e Valerio … e lì sono cominciate le polemiche …

Valerio Mastandrea: No, spiega meglio, sennò sembra che abbiamo litigato io e te tutto il tempo, oppure sembra che io sono un matto, o uno che rompe i coglioni … un giorno dirò tutta la verità…

Valeria Golino: Bè cominciamo col dire che lui è arrivato in un secondo momento …

Giuseppe Piccioni: E si stava tanto bene …

Valeria Mastandrea: Grazie del grande futuro che mi state tessendo davanti! Ora sono sicuro che nessuno mi chiamerà più perché da domani scriveranno che sono un pazzo…
Scherzi a parte, io sono arrivato mentre la sceneggiatura era in fase di stesura, e questa cosa mi piace molto, in questo modo ognuno di noi ha portato nel film le proprie esperienze, in questo modo la persona che ho interpretato, più che un personaggio è una persona vera che tutti abbiamo modo di conoscere nella nostra vita, ha delle sfumature che mi piacciono molto.

Giuseppe Piccioni: Il personaggio di Valerio è molto affascinante, è un personaggio che non riesce a prendere posizioni, e questo lo accomuna molto a Giulia; sono due persone che si affacciano alla vita, ma non ne fanno parte. Nel caso di Giulia però questa è una scelta …
[PAGEBREAK] Valerio, ti riconosci più in Giulia o in Guido?
Ho sempre dichiarato di ritrovarmi di più nei personaggi femminili, in questo caso però quello maschile mi è più vicino; anche se i due hanno molto in comune: tutti e due vivono una condizione di libertà vigilata, anche se come ho detto lei lo ha scelto, lui ancora non è riuscito ad esprimersi. E questo è in parte simboleggiato dalla stessa iniziale dei loro nomi.

Questo è il quarto suicidio femminile della stagione cinematografica. Anche qui: lei va fino in fondo, lui no, si consola con dei pasticcini; hai detto che i personaggi sono metafora dell’ambiente di produzione culturale di questo paese: lo è anche di quello politico?
Giuseppe Piccioni: Bè, sarebbe stato molto più tragico! Purtroppo oggi il Paese si è riempito di intellettuali di professione e di opinionisti che non cambiano il mondo. Tutti noi oggi vorremmo farci travolgere da una forza come quella di Giulia, che per Guido rappresenta la possibilità di una vita più autentica, un modo di entrare a far parte davvero della Vita.

Valerio, quali sono le tue posizioni rispetto al tuo personaggio?

Per me è sempre stata una prerogativa quella di interpretare personaggi che non condivido. Non vorrei sembrasse che non mi abbia fatto piacere partecipare al film, tutt’altro.
Giuseppe continua a paragonare le due solitudini, secondo me sono molto diverse: Giulia ha vissuto, ha perso tutto e quindi ora non le rimane più nulla; mentre Guido ha tutto, come molti intellettuali di oggi, che non sono i politici, ma l’elettorato di un certo tipo di politici.
Guido è una persona che non si tuffa mai, che non agisce mai in prima persona, e io sono davvero stufo di persone che non agiscono mai, credo che non ci sia più bisogno di persone che non si prendono le loro responsabilità, e questo discorso è indipendente dal tipo di mestiere che si fa.
Se non ci prendiamo le nostre responsabilità e non agiamo in prima persona le cose non cambieranno mai.

Giuseppe Piccioni: Bisogna tener conto però che se il personaggio diventa portatore di un valore allora finisce la drammaturgia, finisce la conversazione. C’è bisogno di persone che portino dentro di sé il limite. E si può esprimere un messaggio politico anche dietro una storia d’amore.
Godard, durante la guerra di Jugoslavia, diceva che non bisognava portare in quei posti degli spettacoli sulla guerra, ma piuttosto commedie d’amore.

Piccioni, è stato il suo occuparsi di una libreria che l’ha messa in contatto con scrittori e con questo mondo? C’è qualcosa di reale nel personaggio di Guido?
Mi ha messo in contatto più con creditori e fornitori, che con scrittori. In realtà il progetto della libreria nasce insieme a molti soci, per realizzare un posto di ritrovo, una bottega delle idee, oggi è diventata una piccola casa.

E il personaggio di Giussi (un giovane scrittore avversario di Guido, interpretato da Jacopo Maria Bicocchi, n.d.r.), uno che comincia da giovane, per caso: non c’è nulla di odierno in lui?
Valerio Mastandrea: No, anzi, secondo me è il personaggio più reale, è privo delle sovrastrutture borghesi che frenano Guido, è molto più puro. Diciamo che lui è biologico e io sono pieno di Ogm. (Rivolto verso Bicocchi) Scusami, ti ho paragonato ad una carota.

Giuseppe Piccioni: Guido vede in Giussi la spensieratezza, la libertà di poter fare ciò che vuole; quindi prova quasi invidia, nella libera volontà di essere.

Valeria Golino, qual è il tuo parere rispetto al nuovo uso artistico che fai di te stessa?
Giuseppe mi ha chiesto di cantare con Francesco e Rachele (le due voci dei Baustelle, n.d.r.) parte della canzone. Ero stupita, ma anche curiosa, come quando si fa qualcosa di nuovo. La canzone era talmente bella che non me la sentivo; poi mi è stato detto che sarebbe andata nei titoli di coda, quindi tutto sommato la gente poteva pure andarsene, e allora ho deciso di farlo. Un po’ per far resuscitare Giulia, un po’ per dare continuità alla voce finale che racconta il finale del film.
[PAGEBREAK] Rispetto alla fase di produzione del film, quanto sentite anomalo questo film? Come dice Valerio, è un film molto diverso dalle ultime cose viste al cinema. Anche le ultime produzioni d’autore si sono conformate al grande pubblico.
Caterina D’Amico: L’anomalia non so dove sia. Ho trovato da subito affascinante la storia. Mi piaceva l’incontro spudorato con una vitalità così tragica da far scaturire l’intero racconto.
La bellezza della storia è che nonostante la forza di Giulia, Guido rimane ancorato a tutto quel superstrato borghese a cui è legato.
Il nostro cinema ha paura delle storie forti, si vergogna dei personaggi forti. E questo è proprio uno di quei casi.
Il cinema d’autore oggi non deve raggiungere solo un pubblico di nicchia, si presuppone che un film vero riesca ad appassionare più tipologie di pubblico, e che questo, con le sue molteplici storie, sia in grado di farlo.

Sono rimasto molto sorpreso dalla leggerezza e dalla poeticità del film, nonostante il tema così forte. Il trailer non trasmette questa leggerezza.
Caterina D’Amico: Mi sembra che lei sottintenda che il trailer sia brutto (risate). Il film contiene molte realtà e ovviamente non era possibile racchiuderle tutte. Abbiamo scelto di impostare la campagna promozionale su un impatto emozionale forte.

Giuseppe Piccioni: Se davvero ad alcuni di voi è piaciuto, oltre al trailer ed ai manifesti, siete voi a dover fare qualcosa. Mi chiedo cosa dovrebbero e potrebbero fare giornalisti e critici per diffondere un film come questo che non troverà mai spazio nel contenitore televisivo, che invece si impegna a proporre i film natalizi. Oggi, se non si realizza un film di gusto nazionalpopolare non si va avanti.

C’è un clima di appiattimento culturale, secondo lei c’è futuro e speranza di educare i giovani?
Giuseppe Piccioni: Ma si, ci può essere futuro, credo che invece di cercare più interlocutori bisogna cambiare i discorsi, bisogna ricominciare a dire cose che fanno pensare, riuscire a smuovere qualcosa.
Al giorno d’oggi anche il giornalismo deve scendere a compromessi con il gossip per riuscire ad uscire.

Volevo sottolineare quanto sia stata ben raccontata la condizione dell’infelicità degli adolescenti, dell’incapacità di sincerità, che ha poi conseguenze disastrose sul futuro di questi giovani.
Come si sono preparati i ragazzi all’approccio dei personaggi?

Chiara Nicola (Viola): Io mi sono formata lavorando. Sono stata fermata tre anni fa per strada perché assomigliavo ad un personaggio. Io studiavo tutt’altro, mi sono improvvisamente ritrovata a lavorare e ho imparato lì, tranne un corso di dizione che ho frequentato per eliminare piemontesismi vari. Poi chiedo sempre consigli agli attori sul set.

Jacopo Domenicucci (Filippo): Io non ho frequentato nessuna scuola, è il mio secondo set. Sicuramente per me è stato fondamentale avere Valerio sul set, mi ha davvero aiutato con la sua semplicità …

Domiziana Cardinali (Costanza): Per me è stata un’esperienza totalmente nuova, hanno fatto delle selezioni a scuola, ho fatto una serie di provini e … poi Valerio mi ha insegnato un po’ di trucchetti.

Domiziana, pensi che ai ragazzi della tua età possa piacere un film un po’ più impegnato del solito?
Penso di si, nonostante la drammaticità, credo possa arrivare.

Piera degli Esposti: Anche per me, se posso, è stato fantastico lavorare con Valerio, non riuscivo a guardarlo senza ridere (risate) … ma ovviamente non potevo non guardarlo recitandoci insieme. Quindi sono grata anche a Piccioni per avermi scelto, ma anche per avermi fatto così ridere, che è importante.

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