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Pazzi per scelta

Ecco al quarto lavoro una delle band progressive rock più interessanti del panorama italico: i Prophexy, sperimentatori folli.

“Alconauta” è un titolo alqunto esplicativo. Sembra, infatti, che sia stato l’alcool ad aver partorito le otto tracce, l’una incatenata all’altra da un anello di psichedelismo a dir poco accentuato. Viaggi mentali e transumanze dell’anima accompagnano i quasi cinquanta minuti d’esecuzione: chitarre smielate e talvolta storpie, un basso corposo che si lega alla batteria mossa dai singulti, la voce teatrale, qualche flauto qua e là, tastiera atmosferica.
I continui cambiamenti di tempo e di ritmo danno poi quel tocco di ansia che fa cadere l’audience in uno stato d’essere surreale.

Al primo ascolto qualcuno potrebbe rimanerci male.
Non tanto perché il gruppo abbia dei deficit tecnici, quanto piuttosto per la confusione a cui esso sottopone i comuni mortali fin dall’inizio.
Chi si sarà ripreso potrà constatare il talento dei cinque – eccezion fatta per la voce a tratti barcollante.

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Contro

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