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Provider controllori e controllati

Sono giorni di fuoco per gli ISP (Internet Service Provider) mondiali, si moltiplicano infatti le questioni più o meno legali che li riguardano nell’economia dell’evoluzione della grande rete e, per quello che ci interessa, del futuro della musica digitale.

Quasi in contemporanea il primo provider irlandese ha ceduto al modello Sarkozy, mentre Google lanciava M-Lab, prodotto che fornirà a tutti gli utenti gli strumenti necessari per tenere sotto controllo l’operato del proprio ISP. Ma procediamo con ordine.

Circa un anno fa è partito lo scontro legale tra IRMA ed Eircom: secondo l’industria musicale, l’operatore di telecomunicazioni sa bene che i suoi mezzi sono utilizzati a fini illegali, pretende perciò collaborazione alla propria lotta contro la pirateria. Nei giorni scorsi si è giunti ad un accordo, con l’ISP costretto a identificare con nome e cognome gli indirizzi IP che i discografici indicheranno come appartenenti a maliziosi pirati. Partirà quindi la procedura di ispirazione francese dei tre avvertimenti: dopo le prime due ammonizioni arriverà la disconnessione forzata.

Nonostante l’Unione Europea si sia espressa in modo chiaramente negativo nei confronti di questa procedura, l’intero Regno Unito sembra guardare con interesse alla legge acclamata dal parlamento francese e studiata anche da quello spagnolo. La stessa RIIA, impegnata negli scorsi anni a perseguire le povere mamme americane alle prese con le playlist della prole, ha da qualche tempo designato gli ISP come nuovo soggetto per le proprie pressioni.

Per fortuna, qualcuno pensa anche ai “poveri” utenti: l’onnipresente Google ha lanciato Measurement Lab, una raccolta di strumenti per tenere sotto controllo il proprio ISP. Una serie di strumenti permetteranno a qualsiasi net-citizen, e non soltanto gli esperti sistemisti, di misurare le prestazioni della propria rete, rilevare eventuali problemi nel percorso di connessione, nell’ultimo miglio o nel proprio sistema, e testare le performance dei vari protocolli, per smascherare i provider furbetti che tendono a bloccare il traffico ingente generato dai software peer-to-peer.

Non permetterà di certo di capovolgere la caccia alle streghe tra ISP e utenti, ma potrà di certo aumentare la trasparenza nella fornitura delle connessioni, almeno per chi non sarà più volte colto con le mani nel sacco da qualche discografico zelante.

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