Home > Recensioni > Psycroptic: The Inherited Repression
  • Psycroptic: The Inherited Repression

    Psycroptic

    Loudvision:
    Lettori:

Delirio di note

Anche agli antipodi, in Tasmania, si suona death metal ad alto tasso tecnico e i Psycroptic sono una band scafata, al quinto disco in studio e tour in mezzo mondo.

“The Inherited Repression” gioca le sue carte sui numerosi momenti di groove – come in “Carriers Of The Plague” -, sulle timidissime aperture melodiche accennate in “Euphorinasia” e su trionfi di talento cristallino agli strumenti come nel caso di “The Throne Of Kings”. L’acceleratore, inserito di default, viene alzato con una certa frequenza, lasciando spazio a ulteriori fantasie delle sei corde. Le tracce si saldano l’una all’altra, costruendo un solo discorso musicale.

Indizi come il cantato, che oscilla tra growl e scream, fanno supporre che la band non sia ancora disposta a sedere sugli allori.

La domanda che sorge intorno a ogni disco di death ultra-tecnico è sempre la stessa: cosa rimane dopo l’ascolto? C’è l’esaltazione per 40 minuti di chitarre e batteria che ci si immagina usurate a fine prestazione, c’è la sensazione di metallo freddo e crudele tipica di questo sotto-genere, c’è l’apprezzamento per una voce senza infamie né lodi, che si sa che è lì solo per dare un senso a partiture bestialmente intricate. Ma non c’è molto altro.

Pro

Contro

Scroll To Top