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Pubblico, critica e stampa

A pochi giorni dalla chiusura della 67esima edizione della Mostra del Cinema, il direttore Marco Müller incontra una delegazione di giovani giornalisti, bloggers e critici online per rispondere alle loro domande sul futuro della Mostra e sull’importanza del nuovo giornalismo sul web. Loudvision ed EcoArca non potevano mancare.

A pochi giorni dalla chiusura della 67esima edizione della Mostra del Cinema, il direttore Marco Müller incontra una delegazione di giovani giornalisti, bloggers e critici online per rispondere alle loro domande sul futuro della Mostra e sull’importanza del nuovo giornalismo sul web. Loudvision ed EcoArca non potevano mancare.

Ha dichiarato che il 2011 sarà il suo ultimo anno alla direzione del Festival. Perché andarsene proprio adesso, con così tanti lavori ancora in corso?
Semplicemente perché nel 2011 scade il mio secondo mandato e vorrei tornare alla produzione. Ho sempre portato a termine tutti i miei progetti, tranne alcuni film che ho iniziato a produrre nel 2003 e sono rimasti incompiuti. Sarò comunque sempre disponibile ad offrire i miei consigli per la direzione della Mostra, così come io stesso ho consultato i miei predecessori per affrontare di volta in volta i problemi. Ognuno organizza liberamente il proprio Festival, partendo comunque dalla struttura impostata negli anni precedenti: io stesso non voglio essere considerato come il “fabbricante” della Mostra. Il mio lavoro consiste nel mettere insieme e nel disporre mattoni ed elementi strutturali forniti da altri.

È soddisfatto delle innovazioni della sezione Orizzonti?

Purtroppo Orizzonti ha riscosso successo solo su blog e siti specializzati ma non ha trovato sui quotidiani più importanti lo spazio che speravamo. Lo stesso problema di visibilità lo hanno avuto anche alcuni film in concorso, come “The Ditch” di Wang Bing. Rispetto ad altre sezioni è importante che Orizzonti mantenga la sua libertà ma bisogna anche creare il retroterra giusto. In questo il nuovo giornalismo su web è fondamentale per mantenere un dialogo continuo ed efficace tra le proposte della Mostra e differenti strati di pubblico. Forti dell’esperienza di quest’anno bisogna rendere Orizzonti più leggibile e compatta in modo che funzioni come vetrina che aiuti i film a trovare una distribuzione. L’importante è che la Mostra si mantenga sempre viva in quanto punto di partenza di discorsi differenti, come il progetto di collaborazione con la Biennale d’Arte che favorirà dal prossimo anno una maggior presenza di videoarte in programma.

Negli ultimi anni c’è stato un notevole ricambio di pubblico ed un allargamento degli accrediti stampa con l’emergere del giornalismo web. In che modo questo ricambio ha condizionato la Mostra?
Come si evince dalle griglie di programmazione abbiamo cercato di fare sempre più attenzione a queste nuove componenti di diffusione culturale e all’allargamento dei soggetti che vivono la Mostra. Purtroppo il giornalismo ufficiale non guarda di buon occhio l’informazione sul web e la critica fatta su blog e social network.

In genere i film dei festival restano spesso appannaggio solo del pubblico dei festival. In che modo la Mostra può aiutare a trovare ulteriori spiragli per la distribuzione?
Da parte mia ho cercato di contattare piattaforme di distribuzione in Europa, come Festival Scope, The Auteurs e Projector TV, e ho proposto a Cannes e Berlino di creare un circuito europeo di distribuzione parallela per i film che, 6 mesi dopo la presentazione ai Festival, non hanno ancora avuto una diffusione. Ma da entrambi non ho ancora avuto risposta.

Rispetto agli anni precedenti, come spiega la minore presenza dei film commerciali nella vetrina Fuori Concorso?
Abbiamo avuto bisogno del cinema commerciale per catturare nuovi gruppi di spettatori e per catalizzare sulla Mostra l’attenzione dei media. Dopotutto, la Mostra nasceva nel 1932 come Esposizione d’Arte Cinematografica per ragioni puramente commerciali, come esigenza degli albergatori del Lido di prolungare la stagione. Credo però che non si debba insistere troppo su film di cui tutti sanno già tutto, in quanto oggetto di una martellante campagna di marketing.

La Aspesi ha criticato la mancanza dei capolavori di una volta, come se fosse la Mostra stessa a produrli.
Con la stampa la Mostra ha da sempre un rapporto incestuoso. I giornalisti troveranno sempre qualcosa da criticare, a partire dalla presenza o meno delle star sul red carpet. È il loro lavoro. Quest’anno, ad esempio, la notizia più battuta è stata la balla della “valanga” dei film italiani in programma. In realtà la maggiorparte di essi sono cortometraggi, mentre altri sono i nuovi titoli, tra documentario e sperimentazione, di grossi registi come Tornatore, Bellocchio e Salvatores, inseriti Fuori Concorso. Al di là delle polemiche è comunque necessario mantener vivo un dialogo tra critici e giornalisti da una parte e pubblico dall’altra.

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