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Pulp, molto Pulp!

Cappello da cowboy, volto solcato da un perenne sorriso affabile e ironico: è Robert Rodriguez, cineasta indipendente americano, un tempo semplice amico e sodale di Quentin Tarantino, oggi divenuto inequivocabilmente icona cult cara tanto al pubblico più cinefilo quanto ai palati più avvezzi al truculento mondo dell’action pulp, che presenta alla Mostra di Venezia l’anteprima mondiale di “Machete”, film ispirato da un trailer che appariva all’interno del progetto “Grindhouse”, voluto proprio da lui e Tarantino per riportare in auge, nell’ottica della riscoperta del cinema di genere, i film a base di violenza, sesso e azione. Con lui, al Lido, ci sono il protagonista Danny Trejo e la co-protagonista Jessica Alba.
Il film parla di un ex agente federale messicano che fugge in Texas dopo essersi finto morto in uno scontro con il boss della droga Torrez. Machete tenta così di sparire e di dimenticare il suo passato, ma lì, purtroppo, ritrova corruzione e ingiustizia.
Abbiamo incontrato Robert Rodriguez – sempre indosso l’immancabile cappello che lui reputa portatore sano di idee – e gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche nostra curiosità.

Mr Rodriguez, in sala stampa ha raccontato perché ha deciso di fare questo film. Lo racconterebbe anche a nostri lettori?
L’idea di fare “Machete” è nata direttamente dal pubblico. Avevamo realizzato un trailer che ha alimentato gli interessi degli spettatori, molti mi fermavano per strada, mi chiamavano, mi scrivevano chiedendomi di fare un vero film basato su questa idea, di portare realmente sullo schermo “Machete”. Li ho accontentati, e mi sono accontentato.

Quando ha iniziato a lavorare sul personaggio principale?
Ho iniziato a lavorare al personaggio di “Machete” nel 1984, quando ho incontrato Danny per la prima volta, avevo idea di creare un film d’azione con una storia molto violenta, la vicenda di un’agente federale che aveva combattuto contro la droga e che aveva perso la famiglia negli Stati Uniti. Un uomo scelto dai cattivi per agire, ma poi diventato incorruttibile. Quando ho incontrato Danny, come dicevo, ho subito pensato che fosse l’uomo giusto.

Il suo lavoro con Danny Trejo per la preparazione al personaggio è stato dunque molto lungo. Forse il tempo è stato necessario ad affrontare il fatto che Machete avrebbe dovuto abbandonare i suoi panni per indossare quelli di un uomo che non conosce il compromesso?
No, perché Machete è un personaggio duro e molti attori devono lavorare sodo per arrivare a mostrare sul grande schermo questa caratteristica. Danny ce l’ha. Danny è un duro. Abbiamo iniziato a lavorare al personaggio già da tempo. Machete è un incorruttibile che non si ritrae mai.

Il film lascia pensare che ci saranno altri “episodi” di Machete…

Sì, nel film cito altri due possibili titoli, per esempio uno di questi è “Il ritorno di Machete”. In fondo, mi hanno chiesto di fare il film dopo aver visto il trailer. Quindi ora mi aspetto che si faccia lo stesso con la pellicola vera e propria. “Machete” è un film iconico e io voglio lavorare con personaggi iconici, come ho sempre fatto.

Ma nella lavorazione del film reale, ha operato distaccandosi dal trailer e dall’idea primigenia?
No, di fatto non mi sono per niente allontanato da tutto ciò che già esisteva in nuce nel trailer, non volevo fare qualcosa di diverso, in questo modo avrei tradito le aspettative di chi aveva chiesto a gran voce la realizzazione del film e si era creato un’immagine di ciò che poteva aspettarsi. Ho voluto ricreare un percorso, un intreccio sulla base di quella storia.

Lei gira principalmente film d’azione, eppure in tutti questi anni non ha mai deciso di lavorare stabilmente negli USA, rinunciando di fatto a budget ben più nutriti. Per quale motivo?

La mia idea è quella di lavorare tradizionalmente con budget bassi. Così chi decide di produrmi avrà maggiori margini di guadagno. E d’altronde per mantenere la mia libertà creativa devo rimanere reale, perché credo che solo così possa piacere al pubblico.

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