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Punkreas: Intervista al Dopolavoro di Brindisi

Incontriamo i Punkreas prima del loro concerto al Dopolavoro di Brindisi. Ci sediamo ad un tavolo poco distante dal palco e cominciamo una piacevole ed informale intervista tra un soundcheck e l’altro.

Cerchiamo di ripercorrere un po’, per quanto possibile, questi venticinque anni di attività e voler scoprire, soprattutto, come si presenta oggi il mondo musicale dei Punkreas.

Domanda di rito: come state e come procede il tour?

(Gagno): Il tour è appena cominciato e stiamo da dio. Stiamo ringiovanendo, perché stiamo facendo comunque quello che sono i nostri esordi, la nostra storia, e quindi ci sentiamo di nuovo dei giovanotti ..non Lorenzo Cherubini.. dei”giovanotti”! (Noyse): l’ha già detto in un’ altra intervista (Gagno): esatto..stiamo ringiovanendo! (Noyse): tra l’altro il tour per il momento sta andando al di là delle nostre più logiche aspettative, per cui siamo veramente contenti, speriamo vada avanti così, perché no! Poi è appena iniziato e non abbiamo neanche idea di come andrà a finire, perché continuano ad entrare nuove date, tra l’altro molte al sud e di questo siamo felicissimi! Il tour lo abbiamo fatto anche per questo: è un po’ più leggero, un po’ più facile da portare in giro, siam contentissimi, forse, il sud sarà la locomotiva d’Italia..(Gagno): la locomotiva rock d’Italia! (Noyse): dopo tanti anni che facevamo un po’ fatica adesso ci sono un sacco di date, abbiamo fatto: Catania, Bari, Brindisi, settimana prossima Salerno, Catanzaro, faremo Roma..bello bello bello!

“Paranoia Domestica” è il tour che celebra i 25 anni di attività musicale, e sociale aggiungerei, dei Punkreas; questi concerti rappresentano la fine di un ciclo o un nuovo punto di partenza?

(Noyse): Noi questo tour l’abbiamo rifatto, perché lo avevamo già fatto cinque anni fa, ma la cosa fondamentale è che c’è stata grande richiesta, ce l’hanno chiesto veramente in tantissimi, è andato talmente bene il primo che c’era proprio la voglia di un secondo giro di questo tipo. Come ti ho detto prima è un tour un po’ più agile, un po’ più stretto e molto più compatto: partiamo in sette con il furgone e andiamo ovunque, i costi della struttura sono un po’ più bassi e questo ci permette di andare nei centri sociali che magari solitamente facciamo più fatica a fare, anche quelli più piccolini, andare al sud per noi è anche questo. Poi in realtà per noi è un punto di partenza, lo abbiam visto l’altra volta, con il tour precedente, ci ha portato bene e lo volevamo rifare; è una maniera per immergerci in quello che è stato, un po’ le nostre origini, il nostro esordio ed è un ottimo slancio per fare poi un lavoro nuovo, nel senso che sarà diverso rispetto a queste canzoni, però ne conterranno l’elemento fondamentale.

Mi anticipi già che c’è in cantiere un prossimo album…

(Noyse): sì, sì, te l’anticipo già! stiamo lavorando, però veramente ci fa bene capire da dove è partito tutto, così in qualche maniera anche se la musica cambia, perché cambia con noi che cresciamo, ne mantiene sempre l’essenza fondamentale, l’essenza originaria.

L’altra domanda era appunto: se è previsto un nuovo album… ed ho capito che ci sarà…

(Noyse): ci stiamo lavorando è sarà il migliore di tutti!

Siete sempre così “benedettamente” profetici nei vostri testi, che dipingono prevalentemente un certo tipo di società italiana. Vorrei chiedervi, quindi: l’Italia è proprio un paese così paranoico e prevedibile?

(Noyse): direi anche maledettamente! Purtroppo sì! Noi vogliamo sempre avere fiducia, speranza e vogliamo sorprenderci domani, e devo dire che proprio facendo le canzoni che facevamo vent’anni fa ci rimane un po’ il piacere di essere stati profetici, ma anche l’amaro in bocca di vedere come certe canzoni possono essere suonate oggi ed essere comunque attuali. Questo fa un po’ capire che bene o male qualche faccia è cambiata, ma non troppo, qualcuna è rimasta, però i concetti e le cose sono sempre le stesse, questo un po’ tende ad avvilirti, però poi non puoi lasciarti prendere da queste situazioni, per noi deve esserci sempre una speranza! Il nostro modo di scrivere i testi, tra l’altro, è sempre stato un po’ di quel tipo lì: nel fine della canzone c’era sempre un taglio ironico, ma che vuole portare avanti la speranza di qualcosa di nuovo. Diciamo rispetto al tipico punk inglese che era spesso nichilista come il “No future” dei Sex Pistols, cioè: non c’è futuro, il nostro motto è sempre stato: non c’è futuro? non vogliamo quel futuro lì! ne vogliamo un altro! Ne vogliamo uno diverso! Come quello che poi dopo è diventato, ad esempio nel movimento no-global: “un altro mondo è possibile!”. Noi vogliamo crederci, o più che vogliamo, dobbiamo crederci! Altrimenti non vai avanti, devi farlo per forza! nonostante tutto, nonostante tutti.

Come si sviluppa e come è cambiato nel tempo il songwriting dei Punkreas?

(Gagno): in realtà lavoriamo per frammenti nel senso che ognuno porta un piccolo frammento musicale che poi viene lavorato da tutti insieme. Sono rare le cose che vengono portate per intero, c’è molto lavoro di gruppo, da questo punto di vista lavoriamo veramente insieme.

Non esiste tra i Punkreas chi detta le fila della composizione?

(Gagno): quando arriva una cosa che funziona, se ci rendiamo conto che è valida non possiamo dire: no! (Noyse): quasi sempre deve essere messa a punto bene dalla band , questo è il motivo per cui poi tutto funziona bene anche live.

(Gango): anche perchè i gusti di tutti sono molto differenti…

- intanto arriva Paletta (Gagno raggiunge il palco per il soundcheck della batteria)

(Noyse): In definitiva il songwriting è cambiato di più rispetto all’inizio, abbiamo più esperienza e ci piace anche confezionare tutto da soli e questo ce l’ ha permesso l’avvento delle nuove tecnologie. Ci siamo dotati di software per registrare, ci mettiamo lì e facciamo tutto quanto in saletta da noi, magari prima preparavamo i pezzi suonandoli dal vivo e gran parte del lavoro di registrazione si faceva esclusivamente in studio. Adesso arriviamo con un lavoro già quasi tutto fatto, bisogna solo registrare, quindi questa qui è la novità principale, ci siamo divertiti molto a fare questa cosa, almeno io in particolare, loro magari si rompon le balle..eheheh..

(Paletta) no, no, io mi diverto sempre con lui…poi alla fine i testi li scrivi sempre con una matita nei posti più strani ed impensabili…

Pensate molto al legame tra musica e testo?

(Paletta) Ma guarda, noi siamo abbastanza anomali, da quello che ho saputo, rispetto a quello che fanno i cantautori italiani: loro prima scrivono un testo poi musicano le parole. Noi abbiamo sempre fatto abbastanza al contrario, non è quasi mai capitato che scrivessi prima le parole. Prima esce il giro in saletta, il groove e tutto il resto, poi ci costruisci sopra la canzone (Noyse) magari prima di finirlo nei dettagli aspettiamo il testo, così dopo lo sistemiamo (Paletta) sì, anche per gli arrangiamenti metti tutto dentro dopo.

I dischi dei Punkreas hanno sempre una forte connotazione “live”, quando siete in studio pensate alle dinamiche dello spettacolo dal vivo?

(Noyse) No, il modo di costruzione delle canzoni e dei pezzi del disco, a cui tutti partecipano, lo facciamo tutti quanti assieme per cui ognuno, per quanto riguarda il proprio strumento, ci mette del suo e poi viene abbastanza automatico e di conseguenza realizzato live; anche se non sono proprio le stesse cose: live i brani hanno un atteggiamento differente (Paletta): sì è un po’ il contrario, quando tu costruisci un pezzo cioè fai un testo e tutto quanto, lo arrangi, li aggiungi suoni, in studio è una cosa, per il live avviene il contrario: i troppi suoni che hai messo in studio gli tiri via, per farlo girare bene nel live (Noyse) la cosa fondamentale è che pur togliendoli il pezzo è sempre quello, funziona e gira bene.

Come vi rapportate oggi con il pubblico, i fan e con l’ambiente musicale italiano? Lo osservate con nostalgia?

(Paletta) Guarda prima osservazione è che il pubblico che c’era una volta e che ci vede adesso nei concerti rimane un po’ nelle retrovie, perché ci sono i loro figli davanti. Questo anagraficamente non va troppo dalla nostra parte, però abbiamo notato questo cambiamento, questo passaggio generazionale e comunque tanti ragazzi molto giovani hanno iniziato a seguirci adesso pur chiedendoci, molto spesso, le canzoni dei primi quattro album. Quindi le canzoni dell ’89 del ’90, quelle che sono rimaste a cuore (Noyse).. beh..c’è sempre quello che vuole “Canapa” o vuole “Sosta”, brani che a questo giro non facciamo per cui è una battaglia! ci dicono: “noo quella dovete farla per forza!”

Band come Statuto e Skiantos vi hanno influenzato?

(Noyse) Sì, tantissimo, soprattutto gli Skiantos, infatti nel disco “Radio Punk”, tra le cover , c’è un pezzo degli Skiantos per rendere proprio omaggio a loro, e c’è Freak Antoni che qualche settimana prima di morire è venuto in studio da noi, è stata una giornata bellissima solo a sentirlo nominare mi viene la pelle d’oca, per cui siamo molto legati a loro. Con gli Statuto ci siamo incrociati poco, però diciamo a livello musicale proprio l’attitudine degli Skiantos è qualcosa che abbiamo tatuato sulla pelle. Pur essendo alla fine diversi musicalmente, c’è qualcosa che arriva.

Restando sul tema influenze, che musica ascoltate oggi?

(Noyse) ascoltiamo un po’ di tutto, una cosa che mi ha influenzato molto recentemente sono i Bud Spencer Blues Explosion, mi son piaciuti un casino, gli ho visti dal vivo e mi hanno veramente influenzato parecchio soprattutto in due dischi fa. Ci sono anche I Management del Dolore Post-Operatorio, mi sono piaciuti molto, parliamo di roba italiana così diamo una mano agli amici italiani.

C’è uno o più aspetti in particolare della vita “da Punkreas” che vi ha reso orgogliosi? O un momento, ricordo che sia stato determinante e significativo per il vostro percorso musicale?

(Paletta) Beh.. un aspetto che ci rende orgogliosi, dopo venticinque anni, è che abbiamo ancora un sacco di voglia di andare e salire su un palco a fare i nostri live. Inoltre quello che ci rende orgogliosi è trovare ancora tanta gente che ci segue, tanta gente che comunque ci rispetta per quello che abbiamo fatto e per quello che vorremo fare, poi un episodio in particolare, ci devo pensare…(Noyse) gli episodi teniamoli, magari facciamo un libro!..ahahah, andare a pescare nel mazzo è difficile, sicuramente una situazione che ci ha reso orgogliosi è stata quando abbiamo suonato per Dario Fo: abbiamo improvvisato con lui in questa esibizione…(Paletta) sì, eravamo a Vicenza contro l’apertura di una nuova base americana e praticamente Fo è andato a girare dietro le quinte e cercava disperatamente una band che lo accompagnasse con un giro swing, perchè aveva scritto un testo (Noyse) principalmente all’inizio cercava un bluesman, c’era lì un ragazzo della nostra agenzia che mi vede passare e fa: lui lui è un grandissimo bluesman, uno dei migliori bluesman italiani!, e io: ma veramente…alla fine andiamo noi, dobbiamo suonare con Dario Fo! lui ci dice: fatemi una cosa che fa : ta tam ta tam…noi, senza fare nessuna prova, abbiamo improvvisato e accompagnato così sul momento. E’ venuta una cosa bellissima, infatti lui è rimasto entusiasta e diceva: segnatevi questo nome: Punkreas, questi ragazzi faranno strada!. Eravamo già dei vecchietti, però è un bell’episodio! Sicuramente una cosa bella!

(Paletta) Anche cenare con Joe Strummer (Noyse) sì, mi ha firmato la chitarra! è stata una serata pazzesca! (Paletta) e poi dividere con lui una bottiglia di vino…(Noyse) una giornata memorabile! Poi una persona meravigliosa: grandissimo come uomo e come artista (Paletta) Vero!

(Noyse) Abbiamo fatto due nomi mica da ridere: Joe Strummer e Dario Fo!

 

Ringraziando per la disponibilità i Punkreas, che ritornano sul palco per il soundcheck, ci salutiamo e ci diamo appuntamento all’imminente concerto, in attesa del prossimo album.

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