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  • Pure Reason Revolution: Amor Vincit Omnia

    Pure Reason Revolution

    Data di uscita: 06-03-2009

    Loudvision:
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Pure sound evolution

Ci avevano stupito nel 2007 con un esordio come “The Dark Third”, forse ingenuo ma incredibilmente vitale, dal suono unico, seppur debitore dei Pink Floyd. Oggi i Pure Reason Revolution tornano col secondo lavoro in studio, “Amor Vincit Omnia”, dopo aver ridotto la formazione all’osso: restano infatti Jon Courtney (chitarra e voce), Chloe Apler (basso e voce), Jamie Willcox (chitarra e voce) e Paul Glover (batteria). A ben vedere si potrebbe quindi presupporre un approccio più scarno e diretto rispetto al primo album, che vedeva all’opera anche un violinista ed un percussionista.

La verità è che i Pure Reason trovano il modo per andare oltre a “The Dark Third” grazie all’elettronica. Campionamenti, loop e drum machine sono il fertile suolo da cui si nutre il disco mentre le onnipresenti armonie vocali disegnano linee suadenti e catchy.
Quello che vince veramente nel disco è il suono del gruppo. Se il primo album lasciava con la domanda “ma adesso dove andranno?”, questo seguito afferma con decisione “questo è il suono Pure Reason Revolution”, e non importa se la partenza si chiami Pink Floyd o Depeche Mode.

Proprio l’ex quartetto di Basildon pare essere stato infinita fonte per Courtney e soci/e, riesumato molto spesso nelle trame ritmiche ed anche vocali dei pezzi: l’opener “Les Malheurs”, rimaneggiata, avrebbe potuto stare su “Playing The Angel”. E che dire di “Deus Ex Machina”, che combina un fondale tipicamente depechemodeiano con cori che profumano di Yes? O dell’ombra vaga dei Daft Punk su “Disconnect”? Quello che stupisce è come anche in questa veste la band non perda la sua aura psichedelica: il disco è uno splendido trip che incanta e ipnotizza, con apice dell’effetto su “The Gloaming”, nove minuti di flusso sonoro che strizzano l’occhio ai Primal Scream stessi.

I punti di contatto con il precedente sound non mancano e il gruppo non dimentica certo di avere gli strumenti in mano, facendo spuntare riffoni di chitarra con tanto di batteria vera anche nei pezzi più elettronici.
C’era bisogno di questa conferma. C’era bisogno di un gruppo che sapesse definire nettamente il proprio suono e lo rendesse unico ed inimitabile. C’era bisogno dei Pure Reason Revolution.

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