Home > Recensioni > Pure Reason Revolution: The Dark Third

Echi, sogni e raggi di mattino

Che i Pink Floyd siano da considerare uno dei cinque più importanti gruppi della storia del rock non è certo una novità. Migliaia e migliaia di band hanno attinto dal repertorio degli inglesi, sia esso quello del primo periodo con Barret o quello del periodo attorno a “Dark Side Of The Moon”.
I Pure Reason Revolution non fanno eccezione in questo senso, andando a pescare dai momenti di massima ispirazione del periodo Waters-Gilmour del gruppo. Quello che fa la differenza in questo caso è che questi giovani inglesi non hanno paura di fare loro quel suono e manipolarlo a loro piacimento. È un tentativo di portare quelle idee nel 2007, per altro molto ben riuscito considerando che “The Dark Third” è il primo vero disco della formazione capitanata da Jon Courtney.
Il suono Pure Reason Revolution si muove lungo varie coordinate che vanno ad intersecarsi creando così uno spazio limpido seppur sfuggente ed indefinito, tipicamente psichedelico-inglese in questo senso. Troviamo infatti un grande uso di synth, tastiere e programming (questi ultimi reminiscenti di certi Radiohead periodo “Kid A”) incrociati ad arrangiamenti orchestrali ad opera del violinista James Dobson.
Un altro fattore fondamentale nel suono del gruppo è il notevole uso che viene fatto delle voci. In cinque vengono accreditati nel disco tra voci principali e cori e l’effetto è davvero stupefacente. Su tutti spicca la splendida voce di Chloe Alper, sirena stralunata in preda ad allucinazioni cosmiche che ammalia ed ipnotizza con la sua voce, intrecciata spessissimo in cori a quattro o cinque parti mai ridotti a pure e semplici armonizzazioni ma sempre studiati in giochi di contrappunti da pelle d’oca.
Il gruppo afferma inoltre di ispirarsi a gruppi più rock-oriented moderni come i Muse anche se in realtà la cosa è molto molto ben nascosta tra le righe (per fortuna?).
Tutto ciò che è stato detto è riscontrabile in ognuna delle nove tracce del cd (reperibile in edizione doppia con cinque bonus tracks davvero interessanti), se però bisogna estrapolarne una quella è sicuramente “The Bright Ambassadors Of Morning”, 12 minuti di onirico viaggio interstellare in quel terzo oscuro cui fa riferimento il titolo memore delle teorie di Kant (da cui il nome del gruppo, la nostra “critica alla ragion pura”).
Alcuni angoli sono da smussare e c’è bisogno di ulteriore convinzione e personalità ma non c’è dubbio che questo disco sia assolutamente da sentire per chiunque abbia a cuore il movimento psichedelico inglese.

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