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Quando a vincere è la passione… seppur fugace

“Credo che ogni regista, a un punto della sua carriera, senta il bisogno di confrontarsi con una genuina storia d’amore. Avevo voglia di raccontare una vicenda classica, che fosse semplice e lineare ma al tempo stesso mi permettesse un ritratto femminile simile a quello delle eroine di cui ho sempre sognato, donne come Anna Karenina e Madame Bovary”
Con queste parole Cetherine Corsini dà inizio alla conferenza stampa del suo ultimo film “L’amante Inglese”. Presente anche il protagonista maschile Sergi Lopez.

Come mai la scelta dell’amante è ricaduta su Sergi Lopez che non è bellissimo e non ha neanche una grande sensualità? Nel vedere il suo film mi è venuto in mente “Il Danno”, film con Juliette Binoche e Jeremy Irons. Perché ha scelto come soggetto la donna borghese che viene attratta dall’operaio, non le sembra alquanto inverosimile?
Anzitutto voglio precisare che Sergi è molto sensuale.
Il mio intento era, e credo di averlo raggiunto, quello di rappresentare qualcosa di voluttuoso, fisico; non volevo un personaggio belloccio che rispondesse ai canoni classici della bellezza intesa come bellezza plastica. Così facendo la forza delle emozioni ha un impatto maggiore e sicuramente più incisivo sullo spettatore che guarda ed assiste impressionato e rapito. Anch’io ho rivisto il film che ha menzionato ma lì la passione c’è, è fortissima ma morbosa ed io non volevo incorrere in questo cliché. Nel mio film c’è attrazione, la passione è viva, commovente, potente senza, però, tralasciare un lato tenero e gioioso. Infatti quando Suzanne confessa il suo tradimento al marito si dichiara innamorata del suo amante.

Lei ci fa odiare il marito nonostante sia Suzanne ad andarsene via. Ma sul finale siamo costretti a prendere le distanze da lei e, tenendo conto che ci sono dei figli adolescenti a soffrire per questa situazione, la nostra presa di posizione non può che esserne avvalorata ulteriormente.
È sempre complicato schierarsi. All’inizio Samuel, il marito tradito, piange, è addolorato, sconvolto: poi reagisce in modo abominevole; un po’ quello che succede in tutte le storie d’amore quando c’è un tradimento in mezzo. Quando ci si lascia è la catastrofe. Ci si incattivisce e si reagisce motivati da una rabbia incontrollabile, per colpire e generare ancora sofferenza. Samuel dichiara una guerra economica e Suzanne è combattuta tra due diverse reazioni: essere schiacciata e soccombere scendendo a compromessi (in questo caso ritornando a casa da un uomo che ora mai non ama più) oppure reagire alla subdola e balorda provocazione e rispondere con un atto di guerra. Lei sceglie quest’ultima strada. È una dichiarazione di guerra dettata da un potere economico, dalla possibilità (bieca) di ancorare una donna tramite il potere che i soldi esercitano.
Se ripenso a donne della letteratura travolte da una grande passione non posso non pensare a Madame Bovary, Anna Karenina ed entrambe avevano un figlio ma non per questo hanno rinunciato alla loro libertà psichica, fisica e personale in quanto donne. È chiaro che si parla di una storia estrema con donne che reagiscono in maniera estrema.

La mia mente è andata a Truffaut. La predestinazione dei personaggi la aveva originariamente in mente oppure si sono palesati in fieri, durante la lavorazione, e gli attori le hanno dato degli spunti da cui trarre ispirazione per nuovi cambiamenti?
Sicuramente sono stata ispirata da Truffaut, difatti vengono usate nel film alcune musiche scritte da Georges Delerue e Antoine Duhamel per i film di Truffaut “Finalmente Domenica” e “La Signora Della Porta Accanto”.
Con il mio montatore abbiano iniziato a provare un brano di Delerue su una scena, poi un’altra, quindi un’altra ancora. L’effetto era magico ed il mio entusiasmo era alle stelle quando abbiamo ottenuto i diritti per usarle. Inoltre amo il suo modo di dipingere sullo schermo e gi ho rubato lo stratagemma, all’inizio del film dell’arma da fuoco che preannncia il dramma. Inizialmente avevo pensato al suicidio, di lei che sfinita dall’impossibilità di essere completamenete libera nell’amore sceglie di togliersi la vita. Poi ho optato per l’omicidio la cui valenza è più forte e la gravità è maggiore in termini di privazione di quello che non ti appartiene in alcun modo.
[PAGEBREAK] Ho intravisto il tema della mancata libertà: i personaggi partono da una situazione di “prigionia” e non sembra che nel corso dell’evoluzione del plot facciano grandi cambiamenti. Il personaggio ha coscienza di questo oppure è solo un atto sconsiderato?
Credo al determinismo scaturito dalle proprie scelte e dalle proprie origini. Il personaggio dell’amante sa già come andrà a finire la loro storia, ha più esperienza. Intravede la tragedia.
In questa grande voglia di libertà, di gioia, d’amore lui è disilluso, quello che emerge è la sensazione di una tragedia preannunciata che si consumerà da un momento all’altro.

Non crede che manchi la ferita, la sofferenza di una donna per il dolore procurato ai figli?
In verità la scena che riguarda questo confronto-scontro c’era ma l’ho eliminata in fase di montaggio (non era venuta granché bene). Kristin come attrice e come persona e madre mi ha chiesto insistentemente di inserire la scena. Credo comunque che questa tensione, questa rottura e tragedia che si consuma nell’ombra si senta perché lei decide di non trasferirsi lontano ma di restare vicino ai figli, non cambia città. Pur avendo rapporti diversi con i due fgli: con il ragazzo è più stretto e confidenziale, armonioso. Con la figlia invece non ha contatti. Inoltre sono ragazzi, non bambini, hanno già quella preparazione mentale per comprendere questo cambiamento. Ma per me questo non è il punto chiave, perciò non ho voluto una scena straziante.

Lei descrive mondi che implodono con particolare attenzione alla borghesia qui ha posto l’attenzione alle cose, ai quadri, ai soldi. È una critica, seppur velata, alla società borghese fortemente basata sul materialismo?
Per Sergi come ha trovato il suo personaggio e qual è stato il rapporto con Kristin Scott Thomas?

Sicuramente in modo ironico ho cercato di criticare, seppur velatamente, questa società.

Sergi Lopez: ho la grande fortuna i lavorare con registi francesi, spagnoli che hanno un rapporto politico con il cinema. Non faccio cinema per divertirmi ma per esprimermi al meglio attraverso un lavoro serio e produttivo. Voglio che nel cinema ci sia una posizione precisa, che il regista palesi i suoi pensieri e convinzioni. Questo potrebbe anche non riguardare il mio personaggio, per esempio potrei fare anche il fascista ma le scelte ragistiche devono essere chiare e non disturbanti per il mio modo di essere e per quello in cui credo nella vita.
Questo film propone una politica del femmismo con il classico triangolo ma con un rovesciamento dei ruoli. C’è una dimensione sociale e politica molto forte nel film, relativa al ruolo delle donna nella coppia. Suzanne è in trappola, non ha indipendenza finanziaria ed è completamente alla mercè del marito, che usa ogni mezzo, anche il più disgustoso per impedirle di lasciarlo. Ma lei reagisce, si autoesclude dal proprio contesto sociale e si emancipa ad ogni costo da suo marito che vuole avere il potere su ogni cosa e quindi anche su di lei.
L’uomo invece deve essere capace di dubitare e di rimanere un passo indietro, infatti lui ascolta, la consola, la bacia e l’abbraccia. Lei è un extraterrestre, sono due extraterrestri che vengono da due pianeti diversi; lo si evince dal nostro accento e dal modo di approcciare la vita. Dovevano trovare il modo per creare un universo comune, sensuale, sessuale. E da questo punto di vista ci riescono.
Kristine trema, è completamente posseduta da quello che fa, dal suo personaggio. Per me è stata la mia fonte d’ispirazione ed è stato molto semplice essere innamorato di lei.

Non è la prima volta che gira scene così fisiche. Come ha reso una dimensione così reale e credibile? Cosa la stimola ancora e cosa la incuriosisce?
Non sono orgoglioso del mio corpo, mi vergogno davanti alla macchina da presa, ma sul set ci aiutiamo, so di non essere solo: ci sono gli attori ed il regista quindi diventa un lavoro a tre. È più semplice. È un gioco perturbante, inquietante perché sai che è una menzogna ma proprio quando ti lasci andare sentendoti completamente coinvolto si riesce bene. In futuro potrei decidere di fare dei personaaggi grigi, tristi, bui ma sempre con convinzion; inoltre mi deve convincere ed impressionare la storia, se questo non avviene potrei decidere di non fare un film, nonostante mi piaccia il mio personaggio. Deve essere un amore in tutto, a 360 gradi.

“L’amante Inglese” è la storia di una donna che decide consapevomente di autoescludersi dal proprio contesto sociale, che si emencipa ad ogni costo. Ha vissuto per anni in una prigione dorata e improvvisamente il desiderio, l’amore e la passione la spingono a lasciarsi tutto alle spalle. Suzanne si getta a capofitto nella relazione con Ivan, per sapendo che il cambiamento è un passaggio obbligato da cui non poter tornare indietro. Con lui impara a rinascere, a ritrovarsi, a riconciliarsi con se stessa.

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