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  • Quando c’era Marnie

    Diretto da Hiromasa Yonebayashi

    Data di uscita: 24-08-2015

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La Lucky Red porta al Giffoni Film Festival, in anteprima nazionale “Quando c’era Marnie“, il nuovo lungometraggio animato dello Studio Ghibli, diretto da Hiromasa Yonebayashi, già animatore per gli ultimi quattro lavori del maestro e padre nobile dello studio nipponico Hayao Miyazaki, e del quale era già arrivata in sala in Italia la prima regia, “Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento”.

L’occasione di entrare ancora una volta in un mondo che coniuga da sempre la tradizione (a partire dalla continuità del tratto animato) e l’innovazione, prima dell’annunciata pausa di riflessione causata dall’abbandono di Miyazaki e dal flop incredibile e immeritato del capolavoro assoluto “La storia della principessa splendente” di Isao Takahata. La sceneggiatura è basata sul romanzo omonimo di Joan G. Robinson.

Anna, dodicenne orfana, timida e introversa, vive a Sapporo, in Giappone, insieme ai genitori adottivi, i quali, in seguito a un grave attacco d’asma avuto a scuola dalla ragazza, decidono di mandarla a trascorrere le vacanze estive da una coppia di parenti, nella città balneare di Kushiro, dove Anna potrà respirare l’aria salubre del mare. Giunta a Kushiro, Anna, girovagando solitaria, s’imbatte in una grande villa apparentemente disabitata, dove incontra una bella e misteriosa ragazza dai lunghi capelli biondi di nome Marnie

Ad una prima parte che stenta a decollare ma comunque funzionale alla presentazione dei personaggi, segue una seconda dove il mistero del passato delle due protagoniste avvince e (alla fine) commuove lo spettatore, con un sapiente dosaggio di colpi di scena e momenti di riflessione.

Tantissimi i temi trattati: la continuità tra le diverse generazioni, il potere dell’immaginazione, la realtà materiale ibridata con quella onirica, l’insoddisfazione insita nel nostro quotidiano. Anna e Marnie hanno qualcosa che le lega, hanno bisogno l’una dell’altra: il segreto sulla vera natura del loro rapporto immerge il film nell’atmosfera magica tipica dei prodotti dello Studio Ghibli, insieme ad alcuni sfondi pittorici di abbacinante bellezza. Alcuni passaggi narrativi faticosi e, forse, una giravolta di troppo nella sarabanda di rivelazioni finali, fanno sì che il film non raggiunga il livello del miglior Miyazaki, ma è comunque un’opera da difendere e proteggere, consigliata ad ogni tipo di pubblico.

Una piccola postilla: l’addetto ai sottotitoli della proiezione per stampa e giurie, che definiremo buontempone per essere gentili, ha tradotto nei sottotitoli italiani il titolo giapponese (la cui traduzione letterale è “Marnie dei ricordi”) con un incredibile “Quando c’era Marnie… i treni arrivavano in orario”. TOTALE sbigottimento. Goliardicamente violentato il maestro Miyazaki, che nel suo “Porco rosso” ci teneva a mettere in bocca al protagonista la battuta “meglio porco che fascista”.

Pro

Contro

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