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Quando l’arte e l’amore si rincorrono

Ancora una volta l’amore sembra trionfare e proprio sul grande schermo fa la voce grossa grazie alla grande voce di Claudio Baglioni. Parliamo di “Questo Piccolo Grande Amore”, il film di San Valentino, il film che ciascun dovrebbe regalare al proprio innamorato.
È la parabola di un sentimento universale che tutto travolge e sconvolge costringendo il mondo a farsi da parte, a cedere alle romantiche visioni dei due giovani che in maniera pulita e sincera si amano. La versione cinematografica dell’omonimo brano di Baglioni che nel ’72 ebbe un enorme successo e fu decretato la “canzone del secolo” è nelle sale da mercoledì 11 febbraio in quasi 500 copie distribuite da Medusa, che lo ha voluto pronto appunto per la festa degli innamorati.
Abbiamo incontrato il regista, produttore e sceneggiatore nonché i due giovani protagonisti alla presentazione del film nella capitale.
Emanuele Bosi e Mary Petruolo sono i due giovani protagonisti, Giulia e Andrea, diretti da Riccardo Donna. Il film è prodotto da Matteo Levi e Giannandrea Pecorelli. Claudio Baglioni, che firma la sceneggiatura insieme ad Ivan Cotroneo, non appare nel film e non era presente alla conferenza per sua volontà: un gesto che gli fa onore per non adombrare con la sua presenza il cast e il regista.

Come è nato il progetto di questo film?
L’idea nasce dal produttore Matteo Levi che da tempo coltivava il sogno di girare un film tratto dall’album a 33 giri “Questo Piccolo Grande Amore” che Claudio Baglioni incise nel 1972. Così dopo averne a lungo parlato abbiamo iniziato a pensare insieme al modo migliore di portare al cinema quel disco storico. Almeno inizialmente avevamo pensato di dar vita ad un musical filmato con brani cantati ma poi siamo approdati all’attuale tipo di scrittura piuttosto anomala, in cui nessun personaggio canta ma le canzoni fanno parte della sceneggiatura e del dialogo. Il testo, sia quello musicale che quello letterario, è stato utilizzato come se fosse un libro da cui partire per arrivare ad una versione diversa che utilizza una parte di quella originale all’interno del testo e una colonna sonora coma voce fuori campo.

In che misura è stato coinvolto Claudio Baglioni?
Abbiamo impiegato qualche mese per accreditarci al meglio: Baglioni ha voluto conoscerci bene per tranquillizzarsi sul fatto di essere in buone mani affinché un’opera per lui fondamentale come “Questo Piccolo Grande Amore” non fosse travisata o usata strumentalmente. Lo abbiamo coinvolto emotivamente e lo abbiamo convinto che avremmo rispettato totalmente lo spirito ed il senso del concept album, mantenendone comunque tutte le caratteristiche. Abbiamo avuto vari incontri insieme e in corso d’opera si è deciso di utilizzare tutti i materiale dell’epoca per effettuare nuove incisioni così da proporre un tipo di suono più moderno. Le canzoni sono parte integrante del testo ma restano fuori campo, i brani del disco utilizzati sono una decina, in tutto o in parte, qualche volta è soltanto la voce che entra in campo e commenta e sottolinea quello che si vede. È stato importante quindi anche una certa ricerca filologica e metalinguistica, nonostante si tratti di un film per molti versi semplice nel quale tutti i ragazzi possono identificarsi.

Che rapporto si è creato con Baglioni?
Baglioni ha avuto un atteggiamento soft verso il film, ha avuto una partenza lenta poi a poco a poco si è appassionato al progetto, ha collaborato alla sceneggiatura e si è fidato al punto che per discrezione non è venuto quasi mai sul set. Durante e dopo le riprese ci siamo confrontati costantemente, gli ho mostrato il materiale girato ed abbiamo discusso sempre in maniera costruttiva. Infine è stato entusiasmante poter vedere un artista del calibro di Baglioni rifare integralmente l’album storico suonandolo, arrangiandolo e cantandolo di nuovo per intero, amalgamando tecnologia di oggi con le melodie dell’epoca e facendo diventare alcuni brani temi della colonna sonora: un’operazione da pelle d’oca.
[PAGEBREAK] Ci sono state difficoltà per quel che concerne l’ambientazione?
Per quanto riguarda l’incontro tra i due ragazzi, in un film film del classico genere “boy meets girl”, abbiamo curato molto anche la ricostruzione d’epoca attraverso location romane particolarmente suggestive che rispettano le indicazioni del testo iniziale e cioè Porta Portese, i vari Lungotevere, Piazza del Popolo, Centocelle, il quartiere dove vive Andrea e dove lo stesso Baglioni è cresciuto, e Prati, quello borghese in cui vive Martina. Fondamentalmente è stato difficile ricreare l’ambientazione degli anni ’70 e girare un film credibile e pulito in una Roma che ormai di quel periodo conserva ben poco se non un sostrato molto labile.

Come sono stati scelti gli attori?
Ho sempre pensato che la protagonista più indicata sarebbe stata Mary, che conoscevo bene perché lavorava con me in una fiction e l’ho voluta fortemente, capivo che era l’interprete giusta e a un certo punto ho fatto un montaggio delle scene da noi girate insieme in passato inserendovi la musica di Baglioni per commentarle ed ho finito col convincere gli altri e me stesso in maniera completa.
Invece Emanule Bosi è arrivato dopo, proprio all’ultimo provino, al termine del quale alla domanda “Cosa stai facendo in questo momento?” lui ha sbaragliato tutti rispondendo con nonchalance: “Questo Piccolo Grande Amore”. A questo punto non c’era più alcun dubbio che lui sarebbe stato il protagonista maschile della pellicola. I due protagonisti si sono poi integrati bene tra loro rappresentando così la forza vincente del film.

A che tipo di pubblico pensate di rivolgervi?
Credo che si tratti di un film che coinvolga varie parti di pubblico. Penso che il film piacerà ai giovani ma che possa anche avere un impatto differente: potrebbe accadere che a vederlo al cinema ci vadano insieme padri e figli.
È un film segli anni ’70 ma è soprattutto un film sul primo amore, sullo tsunami che si crea quando chiunque di noi pensa di trovarsi di fronte ad un legame eterno e poi si accorge di come inevitabilmente tutto sia destinato a finire, anche per motivi dovuti alla difficoltà di gestire un amore così grande e che poi, magari si ricorderà per tutta la vita.

I due protagonisti sono stati infine concordi nel dire che “non c’è nulla di antico nel film: lo step dell’innamoramento c’è da sempre e le fasi dell’amore che vengono raccontate nel film non sono prerogativa degli anni ’70″.
Mary Petruolo inoltre dichiara di non aver avuto “grosse difficoltà ad entrare nello spirito dei protagonisti, che avevano solo un linguaggio diverso rispetto ad oggi. Probabilmente la differenza più grossa è stata nei vestiti: sono state fatte moltissime prove e alla fine la scelta è caduta su una semplice maglietta bianca, così come tutti se la sono sempre immaginata. Indossare quella maglietta fina che per decenni ha colpito l’immaginario dei fidanzati è stato un grande onore e un grande onere, una responsabilità a cui ho ceduto con grande emozione.”

La pellicola è quindi un inno all’amore che sprona a lasciarsi accarezzare dal romanticismo di quei momenti che solo un sentimento puro e candido sa regalare.
È un film lieve che tocca le corde emozionali del cuore raccontando uno stralcio di vita che ha un comun denominatore: l’amore che tutto muove e confonde, che pervade la realtà e l’offusca, che bluffa la razionalità e sublima la vita.

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