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Quando la caparbietà rende vittoriosi

Dopo la versione cinematografica del David Copperfield del 1965, divenuto un cult grazie alla esaltante interpretazioone di Giancarlo Giannini, ritorna sul grandde schermo in due puntate (26 e 27 aprile) il film coproduzione Rai Fiction e Rizzoli Audiovisivi prodotta da Anglelo Rizzoli.

Alla presentazione del film a Roma sono intervenuti il regista Ambrogio Lo Giudice ed i protagonisti Giorgio Pasotti (David Copperfield), Maya Sansa (Agnes Wickfield) e Gianmarco Tognazzi (Uriah Heep).

Apre la conferenza Max Gusbetti per un breve excursus sul romanzo e sul film. David Copperfield è stato definito dallo stesso Dickens il suo “figlio prediletto” non foss’altro perché presenta dei forti elementi autobiografici. È un romanzo nato come una grande rivoluzione editoriale, pubblicato in più puntate mensili su un giornale di proprietà dello scrittore riscuotendo un enorme successo. L’opera è stata considerata una industrial novel, poiché riflette lo spaccato sociale della Rivoluzione Industriale, quando era molto diffuso lo sfruttamento delle donne e dei bambini nelle fabbriche. La poesia, l’ardore, il fascino ed anche il lato sinistro della metropoli, nonché la descrizione dei primi sintomi che avrebbero portato al Capitalismo, diventano parte fondamentale del film. È un’opera che si presta ad una lettura televisiva, un ritratto d’epoca ricco ed accurato, avvalorato da una fotografia cromaticamente varia. I personaggi, poi, grazie alla straordinaria bravura degli interpreti, hanno rappersentato un valore aggiunto. Spicca Tognazzi con il suo Uriah Heep dai tratti di dolente umanità, nel dramma che porta con se e nel groviglio di sentimenti malsani.

Riproponete un film tratto da un grande classico. Perché il David Copperfield?
Ambrogio Lo Giudice: Non ho abvuto bisogno di rifletterci a lungo quando mi è stato proposto di occuparmi della regia di “David Copperfield”. Da ragazzino avevo letto il romanzo e poi avevo visto il celebre sceneggiato con Giancarlo Giannini: grande successo con i suoi incredibili 15 milioni di spettatori nel 1965. Per cui ho deciso di cogliere al volo l’appassionanate sfida di raccontare una storia che, pur collocata nell’800, possiede una straordinaria attualità. Una vicenda ricca di colpi di scena, intrigo, amore, emozione, capace di avvincere lo spettatore. David è un uomo del nostro tempo, un homo faber che nasce dal nulla e che nella sua vita professionale è capace di superare qualsiasi ostacolo e non si ferma davanti a niente. Inolre abbiamo voluto privilegiare i dettagli rendendo più evidenti le complessità psicologiche e le sfumature caratteriali dei personaggi che in Dickens sono più monolitici, in linea con il patrimonio genetico alglosassone. Per questo abbimo puntato su una cifra più realistica e su un linguaggio cinematografico, non dimentichiamo che l’800 che portiamo in scena era un altro mondo, il cinema si faceva in altro modo. Il mio riferimento visivo, più che di contenuto, è cinematograficamente Polanski.

Giorgio, parlaci di David Copperfield, come hai vissuto e capito il personaggio?

Pasotti: Sono orgoglioso di aver interpretato un personaggio di questa portata. Sentivo un carico abbastanza pesante, avendo un prdecessore del calibro di Giancarlo Giannini. Non è stato facile dare qualosa di nuovo al personaggio David, che abbiamo cercato di rendere più moderno ad attuale cosí come Giannini lo aveva reso più italico con l’introduzione di tempi comici, avvicinandolo al vedere, al sentire tipicamente italiano, a differenza della versione british in cui è evidente il distacco con la narrazione, in cui c’è una sorta di straniamento.
Spero che questo “David Copperfield” possa unire diverse generazioni, sedute sullo stesso divano per godere di un’atmosfera conviviale e familiare. E per questo ringrazio la Rai e Rizzoli per averlo reso possibile. Faccio un appunto ricordando la bravura straordinaria degli attori stranieri della repubblica Ceca, presi in loco dalla Scuola nazionale di Teatro, appena usciti da una grande gavetta, che hanno dato un enorme peso specifico al film.
[PAGEBREAK] Gian Marco, il tuo è un personaggio odioso. È stato bello confrontarsi con un tipo del genere?
Tognazzi: È stata per me una grande sfida, ma ho amato mettermi in gioco con un personaggio cosí negativo, viscido, strisciante, strano, ambiguo e sicuramente profondamente difficile. Dopo un accurato studio siamo approdati a questa versione di Uriah dalla psicologia complessa, maniacale e malsana, dalle sfumature non solo caratteriali ma anche comportamentali cosí sottili e mai lasciate al caso. Attraverso la riscoperta di questo classico speriamo di aver offerto la storia sotto una nuova luce, attraverso la quale si possano riscoprire tratti e praticolari diffrenti rispetto al passato.

Maya, come hai visto il tuo personaggio, e per quale motivo hai accettato?
Maya Sansa: Ho accettato con grande entusiasmo il ruolo che mi è stato affidato. Agnes incarna un tipo di femminilità di cui si è perso lo stampo, ma allo stesso tempo rappresenta l’embema della modernità. Modernità che, ahimè, viene sacrificata notevolmente a favore del suo lato più angelico, paziente e saggio. Si alternano dinamiche di complessità e di gioco in cui emergono la grinta ed il desiderio di conquistare David in maniera forte e persistente, senza mai perdere di vista l’obiettivo e senza mai abbandonare del tutto questa possibilità.

Questo film affronta anche il grande tema ell’emancipazone attraverso il sacrificio, oggi invece si persegue il successo il modo semplice e spesso attraverso scorciatoie…

Pasotti: Penso che sia bello fare progetti in cui si fanno sacrifici. Si deve faticare mantenendo salda la determinazione, credendo in se stessi e portando avanti i propri progetti, e sicuramente i risultati arriveranno. Trovo che questo “David Copperfield” sia una bellissima favola per i personaggi fiabeschi che vengono proprosti anche dal punto di vista fisico. Credo che visivamente siano di rara bellezza e a questo proprosito mi viene in mente “Pinocchio”, giusto per avere un corrispettivo. Inoltre sono certo che possa rappresentare un ottimo e costruttivo momento di svago per i bambini, se solo pensiamo che, tolti i cartoni animati, non hanno nient’altro che possa farli crescere e sognare.

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