Home > Interviste > Quando la voce fa il film

Quando la voce fa il film

In occasione della presentazione alla stampa del “Gatto Con Gli Stivali” a Roma erano presenti il regista Chris Miller e la voce calda e profonda di Gatto, Antonio Banderas, e quella sensuale e birichina di Kitty Zampa di Velluto, Salma Hayek.

Ci hanno svelato i retroscena di un lavoro particolare come il doppiaggio che conduce alla nascita ed alla creazione delle voci che fanno grandi i personaggi, tanto da costruire un segno distintivo unico ed imprescindibile.
Entriamo nel vivo della chiacchierata.

Come è nata l’idea di dedicare un film a Gatto?
C. Miller: Mentre ero a capo di “Shrek 2″ ho incontrato per la prima volta l’indimenticabile felino: è stato un enorme contributo al successo del film, sentivo che era destinato a grandi cose e che era solo questione di tempo affinché Gatto avesse un film tutto suo. È un personaggio affascinante, ho solo virato un tantinello verso questo piccolo batuffolo con una ricca storia alle spalle, sapevamo che si trattava di storie e avventure senza fine.
Ho sempre voluto sapere: «Ok, chi sei tu? Dove hai preso il tuo accento e soprattutto dove hai preso quegli stivali spettacolari?». Avendo lavorato su Shreck è stata un’esperienza liberatoria creare un film ad hoc per Gatto con tutto quello che comporta: non solo cucirgli addosso un abito a pennello delineando così il personaggio, ma anche l’intero mondo che riflette il suo modo di essere. È un film importante per il potere che trasmette: Gatto è sexy, coraggioso, romantico, c’è un po’ di diavolo in lui, ma possiede anche un cuore enorme e forti sentimenti. È degno di un racconto epico e al tempo stesso buffo, nonostante la sua taglia farà senz’altro un’enorme figura.

Sta prendendo piede una nuova tendenza: sempre più, nei film, si parla di fratellanza. Pensate che possa essere una possibile soluzione alla crisi moderna?
A. Banderas: Perché devo rispondere a una domanda politica?
Se abbiamo seguito la storia di Gatto capiamo perché è propenso alla famiglia e alla sua creazione. È cresciuto in un orfanotrofio, è stato sin da piccolo vittima di bullismo; è naturale che senta il desiderio di una famiglia. Questo è senz’altro un film con momenti epici importanti e spettacolari ma anche comici. Evidenzia, inoltre, il profondo senso di lealtà e una rara attitudine: la capacità di perdonare i peccati commessi. Nobile capacità che servirebbe molto in politica.

S. Hayek: Credo molto nei legami tra gli esseri umani in tutto il mondo. Siamo tutti uomini e sono fermamente convinta che le differenze religiose e di qualsiasi altro genere possono essere superate.
[PAGEBREAK] Il Gatto con gli stivali è interpretato da Antonio Banderas o è Antonio Banderas che è interpretato dal Gatto con gli stivali?
Quali sono gli aspetti che ti accomunano a Gatto e che senti più vicini al tuo modo di essere?
A. Banderas: Non so, a volte è difficile dirlo! Ma una cosa è certa, uno non potrebbe esistere senza l’altro, perché Antonio infonde passione e profondità al personaggio. Mi piaceva l’idea di una voce molto forte ed imponente in un corpicino di gattino, si ci aspetterebbe che il gatto abbia una voce stridula, mentre dalla sua bocca escono suoni così profondi! La cosa crea un contrasto interessante che non ci si aspetta, e dalla loro giustapposizione deriva una forte componente comica.
È un grande personaggio: molto coraggioso e possiede tanti colori e sfumature che abbiamo scoperto fin da quando ho iniziato a doppiarlo nel 2002. C’è qualcosa di Zorro (spada, cappello) ma anche di Robin Hood. C’è una dicotomia che rappresenta una personalità molto complessa. È un romantico, un eroe epico. Ha un cuore enorme ed ha un senso della lealtà misto a qualcosa di malizioso che rende il tutto ancor più interessante.

Quanto vi siate divertiti a doppiare i vostri personaggi?
A. Banderas: Quando si lavora a un personaggio si creano dei parametri da seguire così come dei limiti. Si cerca di conoscerlo fino in fondo, di coglierne i meccanismi intrinseci per parlare e pensare esattamente come avrebbe fatto il tuo personaggio. È quello un momento d’intensa alchimia, un momento creativo. Abbiamo assistito alla nascita del personaggio dalla fase della formazione psico-emotiva a quella del montaggio. Avevamo tutto il necessario: un microfono ed una telecamera. Ora serve il doppiaggio per un film più corto, per un dvd, e magari un sequel…

S. Hayek: Per me è stato un lavoro da sogno. La mia Kitty è un personaggio forte e molto femminile. Salta da un edificio all’altro, è davvero una buona lottatrice verbale oltre ad essere una superba lottatrice fisica. È una ladra meravigliosa e questa è senza dubbio una delle sue più acute qualità. Mi piace il fatto che sia sempre lei a vincere e che abbia sempre ragione. Inoltre potevo lavorare in pigiama e, poiché viaggio molto mi è stata data la possibilità di registrare in cinque città differenti.
È stata davvero un’esperienza splendida, in più venire qui a Roma è entusiasmante.
[PAGEBREAK] Visto che doppi in lingue differenti, quali sono state le difficoltà a fare lo stesso lavoro in maniera così diversa?
A. Banderas: Quando si doppia in una lingua diversa dalla propria bisogna adattarsi ed aggiungere qua e là. Ho suggerito qualcosa a livello di sceneggiatura, ed anche per quel che concerne espressioni tipiche andaluse e in malagueño. È stato impegnativo e difficile farlo in italiano, dovevo leggere il labiale, seguirlo ed azzeccarlo. Poiché sono spagnolo ho la possibilità di interpretare il personaggio per una più ampia fetta di pubblico: oltre 800 milioni di persone potenziali poiché doppio il personaggio in due versioni di spagnolo, una per l’America Latina e Centrale, nell’idioma speciale che usano per esprimere divertimento ed una versione per la Spagna in castigliano.
Ci sono piccole cose diverse che inizialmente non c’erano. Non so se sono migliori o peggiori, ma credo che alla fine il risultato sia stato apprezzabile ed apprezzato.

C. Miller: Abbiamo creato un mondo apposta per il Gatto con gli Stivali. È un film completo a 360° sulla potenza latina. Attraverso vari e differenti percorsi abbiamo avuto intuizioni diverse che hanno condotto ad una narrativa che man mano trascina la commedia e tocca la mitologia, quella leggendaria.

Quali sono state le difficoltà tecniche nella creazione dei personaggi che esigevano una particolare attenzione, per esempio Gatto che è morbido ed agile oppure un uovo come Humpty?
C. Miller: Abbiamo creato personaggi molto pellicciosi. Data la complessità degli strumenti e grazie alla bravura degli animatori ci siamo concentrati sulla loro visualizzazione, soffermandoci su espressioni facciali, sentimenti. Se pensiamo che una settimana d’intenso lavoro crea 3 secondi di film capiamo bene quanto è stato arduo dover fare un film di 90 minuti che è costato in termini temporali ben quattro anni.

Salma, per interpretare la tua micina, anche se solo con la voce, come ti sei preparata e quanto hai dovuto spingere sul tuo lato femminile ed estremamente sensuale?
S. Hayek: Ogni volta che pensavo a Kitty, la mattina invece di farmi la doccia mi leccavo tutta.
In realtà è stato per me un vero e proprio percorso intimo che, insieme al regista, ho intrapreso con molto entusiasmo sapendo che avevo dinanzi a me una sfida bella ed intrigante da superare. È stato un cammino da felina, strano ed intensamente soddisfacente.
[PAGEBREAK]

Come avete studiato la sceneggiatura che appare molto variegata e ricca di contaminazioni dagli elementi fiabeschi e tradizionali ad elementi leggendari?
A. Banderas: Tutto il film è stato una continua scoperta ed una rinnovata sperimentazione. Il copione era solo un pretesto per cominciare a lavorare. Tutti hanno dato il loro contributo a quest’entità all’inizio ancora inespressa ed informe che aspettava di essere studiata e creata nei dettagli. È diventata vivente man mano che il processo lavorativo andava avanti. È stato un vero e proprio work in progress. Un altro aspetto da non trascurare è che in veste d’attore ho avuto la possibilità di fare letteralmente quello che volevo. Oltre che un piacere, è un notevole privilegio.

S. Hayek: In realtà a me non hanno mai dato una sceneggiatura. Mai letta. Chris mi ha fatto moltissime domande per sviscerare il nucleo del progetto e su come collaborare a questa realtà. Inizialmente, non sapeva esattamente come sarebbe stata la gattina, per cui il lavoro si arricchiva costantemente di nuovi elementi lasciando largo spazio alla capacità d’improvvisazione.

C. Miller: È stato un impegno di collaborazione enorme. Il mio rapporto con gli attori è stato essenziale, abbiamo sintonizzato le nostre forze e le nostre idee assistendo a una vera a propria creazione. Costantemente, la storia si evolveva e viveva. Non dimentichiamo che grande rilevanze avevano i dettagli architettonici che dovevano rispondere alla realtà spagnola.

Antonio, conosci la filmografia italiana contemporanea e ti piacerebbe lavorare con un regista italiano del momento?
A. Banderas: Finché c’è una bella storia e un buon regista tutto si può fare e affrontare. È da qualche anno che ho deciso di tagliarmi i vestiti addosso, ovvero di lavorare solo con registi con cui c’è un’ottima sintonia, con cui mi sento a mio agio. Il cinema italiano soprattutto nel passato aveva una forza tremenda.

Kitty è scaltra, ma non ha gli artigli. Quali sono i tuoi artigli, Salma?
S. Hayek: Bella domanda. Nella società per troppi anni sono stati dati privilegi e concessioni agli uomini e noi donne abbiamo dovuto sgomitare duramente per conquistare il nostro posto. Sicuramente una qualità essenziale è la nostra innata capacità d’improvvisazione, saper annusare le più disparate situazioni e adattarci per poter sopravvivere. Noi donne abbiamo questo talento di saper fare del nostro meglio, sempre.

Una commedia romantica e insolitamente epica che affascina e colpisce, rispolverando vecchie favole arricchendole con spumeggiante ironia e modernità travolgente.

Scroll To Top