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Quasi quasar

Dietro all’oggetto siderale che tanto affascina gli uomini di cultura dei nostri tempi (tipo costui) stanno quattro musicisti nei polmoni dei quali ha spirato l’aria di Woodstock e delle turbe anni ’70.
Non sorprendano dunque le chitarre elettriche arpeggianti, il basso elettrico corposo o la batteria energica. In mezzo a tutto ciò, una voce maschile limpida e chiara, à la Francesco Sarcina.

Tema centrale dei testi – tra il quotidiano e il filosofeggiante misto a deliri sintattici – è l’amore, come “Il Fiore” e “Colpevole” testimoniano. Oltre a questi, spunta il più profondo argomento che vede l’antagonismo vita-morte (“Luce”).

Niente di che in quanto a originalità, ma se amate l’indipendenza scenica annuirete.

Di primo acchito il disco sembra firmato da Le Vibrazioni; quando si ascolta meglio, tuttavia, si comprende che non lo è.
La voce di Andrea Cuzzolin è piacevole e ben addestrata dal punto di vista della tecnica, cosa che sicuramente apporta un beneficio al lavoro.
Cercate ancora nell’intergalassia, ché magari la maturità artistica si trova.

Pro

Contro

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