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Ri-debutto

Premessa: questo articolo vorrebbe tanto parlare della rozza bellezza di Josh Homme, ma dovrà attenersi al regolamento e disquisire dunque del contenuto di un disco.

Abbiate il coraggio di affermare che, quando nel lontano 1998 sentiste le canzoni hard rock insabbiate dal deserto statunitense e suonate da un gruppo tamarro in stile sudista non avete esclamato “CHEFFIGATA”. Se non l’avete fatto all’epoca, approfittatene ora.
Sono quattordici i brani che scavano nel passato del quartetto di Palm Desert, quello in cui non v’erano continui cambi di line-up, bensì riff sostenuti, batteria che pesta nel momento del bisogno, liriche soppesate e assoli da sbavo. Un barlume di speranza nel tetro mondo odierno.
Sapevatelo!

Il commento personale non potrà che essere un’ulteriore manifestazione di gioia e allegrezza per coloro che seguono da tempo la band. Idem per gli inesperti che si guardano scettici tra loro.
Non si può parlare di originalità, in questo caso, perché di sorprese non ce n’è oltre a “The Bronze”, “These Aren’t the Droids You’re Looking For” e “Spiders and Vinegaroons”; resta comunque un disco con la D maiuscola.

Pro

Contro

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