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Impero commerciale

Dopo i fasti artistici di “Operation: Mindcrime”, con “Empire” i Queensryche svoltano verso un sound meno cerebrale e più accessibile che non a caso riscuoterà un invidiabile successo, anche commerciale.

Accessibile non è sinonimo di banalità, soprattutto in questo caso, semplicemente il combo di Seattle arricchisce il proprio già nutrito song-book con undici composizioni sì più facili all’ascolto, ma con le solite soluzioni artistiche, spesso ricercate e interessanti, tipiche della band. Curioso infatti notare come, seppur quest’uscita trasporti il sound della band verso lidi più “solari” (virgolette d’obbligo), come nel caso di “Another Rainy Night”, il marchio dei Queensryche rimanga ancora ben distinguibile
Come a dire, sono ancora loro, sebbene in abito elegante, e più trendy (per l’epoca). Gli esempi della nuova forma espressiva adottata dai Nostri sono racchiusi in pezzi come “Best I Can”, “Jet City Woman”, “Resistance” o “Hand On Heart”: Heavy Rock che cammina sulla linea di confine dell’AOR, mostrando tracce del metal (progressivo a modo suo) che fu soltanto nella title-track e in pochi altri guizzi. “Silent Lucidity” è invece la ballad del disco, ottimo l’arpeggio acustico introduttivo di Chris De Garmo che spiana la strada ad un Tate ispiratissimo alle prese con una delicatissima melodia che cammina per un po’ sui sentieri battuti dai Pink Floyd, prima di spiccare il volo in solitaria. “Della Brown”, descritta in una riflessiva slow-song che pure sfuggendo ai canoni classici della ballata, è invece un altro di quegli intricati e affascinanti personaggi femminili tanto cari a Tate. La conclusione del disco è affidata a “Anybody Listening?”, pezzo acustico ed elettrico a fare il paio con la “Someone Else?” a venire.

L’album proiettò la band nell’Olimpo delle Rockstar di razza, ma questa non era la priorità: con il successivo “Promised Land”, infatti, abbandoneranno le atmosfere ad alto gradimento di questo disco in favore di testi e contesti musicali complessi, stratificati e profondi – per pochi, sicuramente non per tutti coloro che si erano avvicinati (consapevoli e non) alla band con l’album del 1990.

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