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  • Queensrÿche: Hear In The Now Frontier

    Queensrÿche

    Data di uscita: 25-03-2007

    Loudvision:
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La luce fuori dal tunnel

“Promised Land” fu un terremoto, non tanto lontano da ciò che aveva rappresentato “Operation Mindcrime” a suo tempo. Anche questa volta, i Ryche imboccarono la strada più tortuosa, quella del netto cambio di rotta. Così come successe con “Empire” nel ’91, nel 1997 venne alla luce “Here In The Now Frontier” e fu subito polemica massacrante: i Queensryche vennero accusati di altissimo tradimento e di vendita al genere allora “di moda”, il grunge . Peccato che a quel tempo il grunge fosse già dimenticato dalle masse e il mondo mainstream fosse in un momento instabile di cambiamento.

“Here In The Now Frontier” è un disco rock, arrangiato in maniera incredibile e contenente almeno una decina di pezzi assolutamente da urlo, con reminiscenze del suono che fu degli Alice In Chains, soprattutto nell’uso delle voci. Basti sentire l’opener “Sign Of The Times”, coi suoi giochi di chitarre e le splendide armonizzazioni di voce a firma DeGarmo: scompare completamente l’inquietudine che ha reso “Promised Land” quello che è, al suo posto una pacata rilassatezza solare che è chiave di lettura per tutto il disco.
A dimostrarlo ci sono pezzi come “Some People Fly”, bellissima ballata condotta da un magistrale Tate che si reinventa al fuori dei canoni metal (cosa già iniziata sui dischi precedenti per altro), l’adrenalinica “You” a far scuotere le teste insieme a “Saved” e “Hit The Black” o le bellissime voci di “Cockoo’s Nest”.
Non stiamo gridando al capolavoro, ci sono, infatti, anche alcune cadute di tensione, vedasi “Hero” o “Anytime/Anywhere”, pezzi non certo da cento. Maggiormente apprezzabile – più per le lead vocals di DeGarmo – rimane “All I Want”, semplice semi-ballata rock.
Ovviamente il disco non può prendere congedo senza il classico colpo di coda finale, così i cinque hanno la bella idea di piazzare in chiusura “SpOOl”, ovvero uno dei brani più incredibili per feeling e tensione che i Ryche abbiano mai scritto. Nonché l’ultimo brano che ci sia dato ascoltare in un disco con la formazione originale: il flop dell’album e del tour infatti fu talmente grosso da far uscire dai ranghi nientemeno che DeGarmo stesso, lasciando il gruppo orfano di una delle due grandi menti dietro al progetto.
Non siate cattivi con questo disco: prendetelo per quello che è, un gran bel disco rock, e saprà ricompensarvi.

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