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    Queensrÿche

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Il capolavoro di casa Queensryche

Un’opera che è il capolavoro dei Queensryche, se non altro quello al quale la band di Seattle ha legato maggiormente il proprio nome.
Un concept album basato sulle vicende di Nikki, un giovane tossicodipendente che cade nelle grinfie del misterioso Dr.X, il quale riesce a controllare il povero ragazzo tramite messaggi subliminali a mezzo telefono nonché passandogli l’eroina della quale ha bisogno. L’enigmatico Dottore ha mire sovversive e trasforma Nikki nell’assassino di quelle personalità politiche e religiose da sostituire per spianare la strada al cammino della sua particolare rivoluzione. A grandi linee è questo l’incipit della storia, caratterizzata, oltre che dal notevole spessore artistico della trama e dei singoli personaggi, anche dalla complessa orditura interrelazionale che tra questi ultimi si instaura. Un esempio: Sister Mary e Nikki. Quest’ultimo è innamorato della giovane suora, ma il rapporto che c’é tra i due personaggi non dev’essere soltanto ricondotto alla semplice interazione “lui & lei”, perderebbe troppe sfumature: in questa storia c’é di più, un intreccio psicologico e “fisico” molto più profondo e complesso. C’é poi padre William, Mary stessa e la vita che ha vissuto, Nikki, i suoi ideali e la sua debolezza, i legami tra tutti questi personaggi e Dr.X, con quest’ultimo a fare quasi da collante invisibile e maligno, e poi altro ancora. Avvincente.
Qui è però di musica che dobbiamo parlare, e di musica parliamo dicendo che le composizioni ripercorrono fedelmente, nel loro elegante e sotto certi aspetti innovativo songwriting, di sicuro molto personale, il mood generale che le liriche trasmettono, venendo a crearsi un perfetto commento e sostegno sonoro alla narrazione. Dopo un paio di intro utili alla narrazione è con “Revoluton Calling” che si aprono davvero le danze, un heavy/rock piuttosto allegro, grintoso, che rappresenta un Nikki malcontento ma sereno, all’inizio della sua personale avventura. Si prosegue poi con episodi via via pi? cupi, emotivamente serrati e heavy: “Operation:Mindcrime”, “Speak”, “Spreading The Disease” fino all’inquieta e sinistra “The Mission”. A seguire l’highlight del disco, “Suite Sister Mary”, composizione a pi? strati dai 10 minuti e rotti di durata nella quale si consuma il dramma umano di Mary (interpretata da Pamela Moore) e del killer venuto per lei, Nikki – che però non l’ucciderà. Più avanti, tuttavia, il povero junkie perderà l’amata giovane suora e con essa anche l’unica sua ragione di vita – “Electric Requiem” (Mary uccisa?… e se sì, da chi?…). Incredulità e disperazione per “Breaking The Silence” e “I Don’t Believe In Love”, per passare alla grigia malinconia di “Waiting For 22″, interludio che ci accompagna verso la desolazione di “My Empty Room”(l’ultimo intermezzo) che insieme a “Eyes Of A Stranger” scrive la parola fine su questa Opera d’Arte.È un viaggio, questo disco, liricamente è impressionate. Musicalmente contiene alcune tra le migliori perle che il metal più elegante abbia mai offerto.

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