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Queit Sonic: l’esordio omonimo raccontato brano per brano [ESCLUSIVA]

Esordio omonimo per la band piacentina, Queit Sonic, che proviene direttamente dal suo underground e da un vivere di provincia italiana, quella che ha sempre pagato e goduto di tutte le contaminazioni e le ricerche americane. Dentro questo disco di 9 inediti ci troviamo il grunge dei Nirvana ma anche il pop rock dei Nickelback e – chi più chi meno – tutti i grandi nomi del genere vivi e archiviati nella scena internazionale…il tutto congestionato dietro l’ingenuità e la potenza artistica che sarebbe bello se si mantenesse sempre così viva nel corso degli anni e delle produzioni che seguono sempre i dischi d’esordio. Voracità e veridicità. Parole chiave che in lavoro come questo vengono fuori senza filtri. Carattere e determinazione ma anche voglia di lasciare un segno…non ci riescono a pieno ma hanno ottime carte da giocarsi e lo si sente subito. Peccato forse per l’inglese, sempre una nota dolente nei cantanti italiani. In rete il video ufficiale dal titolo “Gullit”.

Quiet Sonic,  brano per brano

K2
L’intro dell’album, è un pezzo semi strumentale in cui la voce diventa strumento a se, proiettando l’ascoltatore dentro il mood dell’album. Una sorta di tragedia annunciata, insomma.

CATARACT
Questa canzone parla del meccanismo della negazione e della cosiddetta Sindrome di Stoccolma; a volte più una persona è crudele con noi più la vogliamo, più ci sentiamo attaccati a lei, più ci fa male e più vorremmo ci facesse male ancora. Un po’ masochismo e un po’ amore; la musica segue un crescendo, nell’ amplesso vocale e strutturale che si è voluto ricreare. Perché sappiamo tutti che il sesso arrabbiato è il sesso migliore.

GULLIT
La voce ruvida e disperata ci porta ad esplorare lo scheletro di una mancanza pungente e della malinconia che scaturisce dalle riflessioni serali, il cui paesaggio boschivo e selvaggio fa da sottofondo. La mancanza che si intravede nelle prime righe del testo si tramuta nella rabbia e nella rivendicazione del proprio  Io, che “esplode” nel ritornello in cui il rifiuto grezzo e nascosto da anni di adattamento alla società fa una breccia nella crosta più superficiale del pensiero, e, complice la lontananza dagli affetti, trova finalmente il modo di esprimersi. È un pezzo introspettivo, e chiunque lo ascolti può ritrovare una parte di sè, quella che si è meno adattata, e che non si è accontentata della vita che sta conducendo; la parte che necessita di silenzio e che lascia la finestra aperta la sera per sentire l’aria fredda, cercando di non soffocare a causa di quelle emozioni che sono presenti in noi e che non se ne andranno mai. Emozioni odiate, che fanno soffrire e che combattiamo tutti i giorni ma che invece probabilmente dovremmo imparare ad accettare.

VIETNAM
“Vietnam” è un pezzo esplosivo, che parla della rabbia provocata da una condizione di inutilità con cui tutti, prima o poi, ci ritroviamo a fare i conti. A tratti molto veloce e ritmato, coniuga la voce alle potenti sonorità che sono le protagoniste assolute.

SILVER
Si può definire la “ballata” dell’album; malinconica (o per meglio dire, più malinconica delle altre), parla del cambio, a volte intrusivo, che una persona può portare nella nostra vita. Parla delle possibilità che questa vita ci offre; sembrano infinite, ma in realtà, come dice la canzone, non ci è permesso nascere una seconda volta.

WHITE LIES (PART 1)
Questo pezzo è collegato con la successiva part 2, ed è una sorta di “seconda intro” al pezzo successivo: anche qui, come in K2, la voce diventa strumento musicale all’interno di un pezzo fortemente tecnico e strumentale, che divide sostanzialmente l’album in due capitoli serve a proiettare l’ascoltatore all’interno della seconda parte (o se vogliamo usare un termine calcistico, nel secondo tempo).

WHITE LIES (PART 2)
Questo pezzo, collegato alla precedente part 1, parla di decisioni, e della sensazione di potenza che si prova una volta deciso qualcosa, giusta o sbagliata che sia. E’ un pezzo molto potente e dalle forti influenze grunge, che si sviluppa con un ritmo crescente.

HOT 2
Sonorità rock e funky, con un testo che parla di un’infatuazione talmente forte che fa sentire chi la vive totalmente indifeso anche nel caso di delusione. Parla di amori veloci, che si accendono e si consumano lasciandoti in cenere.

SCREAMING NIGHTS
E’ un pezzo che parla della voglia di ritrovare la complicità tipica dei primi periodi di una relazione; la voglia di eccitarsi per un sorriso o per un vestito e di dimenticare le notti di pianti e urla. Quindi, o la relazione si conclude, o si ricomincia, dall’inizio.

Quiet SOnic cover album

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