Home > Report Live > Questi sono mostri

Questi sono mostri

Cominciare il reportage di un concerto tenuto al Circolo degli Artisti dicendo che il locale era gremito sarebbe talmente scontato che è impossibile evitarlo. Infatti l’abbiamo appena detto, il Circolo era pieno di anime, tutte giunte per i Motorpsycho. La cosa divertente come al solito è stata trovare parcheggio con la macchina, ormai si è costretti ad arrivare due ore prima dell’inizio di un concerto per evitare chilometri di camminate.

I Motorpsycho attaccano a suonare alle 21.45, con solo un quarto d’ora di ritardo. Quello che rimbalza dai muri del locale e va a perforare il cervello dello spettatore è un sound mediocre, purtroppo l’acustica del locale non ha aiutato affatto. Ma, credeteci, il tutto passa in secondo piano quando davanti ci si trova di fronte a dei mostri sacri dell’alternative rock. Ma cosa suonano i Motorpsycho? Dire che suonano alternative rock sarebbe come rispondere “è un mammifero” alla domanda “chi è la tua ragazza?”. Il fatto è però che non è per nulla semplice spiegare in pochi termini cosa propongono i tre norvegesi a livello prettamente musicale. La loro evoluzione stilistica li ha portati a toccare quasi tutto ciò che si potesse trovare nel panorama rock: dal più classico hard rock al metal (addirittura al grind nei primissimi tempi), dal blues all’indie rock, dallo stoner al progressive. Quindi il concerto del 3 giugno, no, non è stato un semplice concerto rock.

Raccontare brano per brano un evento durato quasi due ore e mezza può risultare noioso per chi legge ma soprattutto per chi scrive, è d’uopo quindi che si resti sul generale, sul vago, alla ricerca di quegli elementi che hanno davvero caratterizzato il concerto.
I Motorpsycho sono dei mostri tecnicamente parlando, il batterista in particolare per due ore e venti non ha mai tenuto un ritmo che fosse lineare, ficcandoci in mezzo abbellimenti vari, spostando gli accenti e cambiando spesso il tempo. Così ci si è ritrovati in un concerto dove per tutta la durata il pubblico sbagliava l’headbangin’, cosa divertentissima. Non una testa che riuscisse a tenere perfettamente il tempo, e però non una testa che stoicamente non continuasse ad ondeggiare. Questo sta a rappresentare un grande coinvolgimento del pubblico, il quale non ha esitato a cantare tutti, o quasi, i brani proposti dalla band, sostituendo addirittura Bent Sæther durante “Feel”.
Due ore e venti minuti di trip, di sudore, di volumi altissimi, di giochi di luci, di ragazze e ragazzi che svenivano, due ore e venti dal forte impatto fisico ed emotivo, che la band ha concesso a tutti i presenti. Il pubblico ringraziava continuando a cantare gli ultimi brani, anche quando le forze venivano meno. E per ringraziare la band ha allora concesso due encore con successivo bis. E per ringraziare il pubblico ha applaudito forte, fortissimo, ed ha urlato tanto, tantissimo. E la band ha ringraziato dicendo “thank you”, e il pubblico ha continuato questo gioco di ringraziamenti che non finiva più.

Detta con le parole di un recensore qualsiasi: i Motorpsycho live dimostrano tutte le loro immense doti tecniche creando una perfetta alchimia col pubblico, instaurando con esso un incredibile feeling che sempre più di rado vediamo durante i concerti di band dalla media fama.

Detta con le parole di un ragazzo presente al concerto: i Motorpsycho live sono Gesù Cristo sceso in Terra con i superpoteri.

All is Loneliness
PPP
Bomb proof roll
STG
Manmower
Feel
Trapdoor
Shrug & fistful
X3
Mad Sun
Starhammer
Whole Lotta Diana
Vortex Surfer
———————
The Other Fool
Mountain
———————
Come on in

Scroll To Top