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Quintorigo: Un giardino di note

Il 25 gennaio scorso i Quintorigo hanno pubblicato il loro sesto disco registrato in studio, “English Garden”, e sono partiti con una tournee di presentazione che ha toccato diverse città in Italia. Abbiamo intervistato Valentino Bianchi, sassofonista e portavoce del gruppo, in occasione dell’uscita del loro secondo singolo e del loro prossimo debutto in Europa.

Il 19 maggio è uscito il secondo singolo estratto da “English Garden”, “The Fault Line”, come mai avete scelto proprio questa canzone?
Diciamo che di base questo disco è composto di vere e proprie canzoni, sono undici singoli quindi potevamo anche permetterci di pescare un po’ alla cieca però forse la cosa che ci ha più indirizzati verso “The Fault Line” è il fatto che suonando dal vivo ci siamo resi conto che questo brano ha una forte presa sul pubblico, piace e forse tra tutti è quello che ha un ritornello leggermente più cantabile, un andamento blueseggiante che cattura abbastanza.

Qual è l’idea del video?
Il video è una realizzazione low budget che ci siamo voluti regalare senza sapere se verrà programmato o meno dalle grosse emittenti. Lo faremo girare soprattutto in rete e quindi, partendo dal presupposto della poca spesa e della molta resa, abbiamo realizzato una sorta di live che non ha una trama: non succede nulla se non noi che suoniamo in una location molto pittoresca che è una villa del ‘700 abbandonata, dalle nostre parti. Il regista, Alberto Comandini, ha deciso di girare almeno una ventina di volte il playback da diverse angolature, utilizzando anche un carrello, quindi il montaggio poi è risultato molto vivace. Pur essendo un live non è affatto statico: è un video molto movimentato!

Il 26 maggio suonerete a Londra e il 19 giugno a Parigi: conquisterete l’Europa?
Non partiamo con questi presupposti vanagloriosi però diciamo che vedremo quale può essere l’impatto della nostra proposta su un pubblico diverso da quello italiano. Siamo molto contenti di aver fatto questo primo piccolo passo perché in realtà è da anni che cerchiamo di auto-esportarci. Ma non è facile, soprattutto per problemi di contatti con realtà straniere e di distribuzione, che tutt’ora non c’è. A questo punto abbiamo tagliato la testa al toro e abbiamo deciso di cogliere le prime occasioni che ci si presentano così da arrivarci con le nostre gambe. Ora abbiamo questi due appuntamenti che non sono situazioni eclatanti però ci possono servire per tastare il terreno e vedere che reazioni ha un pubblico francese e inglese alla nostra proposta musicale.

Quest’anno festeggiate il vostro quindicesimo compleanno, com’è guardarvi indietro?
È la storia di almeno quattro vite! Abbiamo iniziato che eravamo ragazzini adesso, ahimè, siamo uomini… Speriamo di avere acquisito la maturità sul campo dopo migliaia di concerti e decine di registrazioni. Sicuramente ci siamo evoluti, siamo meno ingenui e forse anche più preparati culturalmente. Alcune cose però sono rimaste immutate rispetto all’inizio come la nostra filosofia di lavoro, il nostro gusto per l’eclettismo, la sperimentazione, la contaminazione, la ricerca di originalità. Forse la tendenza degli ultimi anni anche dopo i trascorsi jazzistici è quella di tornare al rock in maniera più immediata possibile, in maniera più fruibile da parte del pubblico, quindi cerchiamo di abbandonare quell’aura di virtuosi un po’ snob che forse avevamo ai nostri esordi e questa è una grande maturazione a nostro avviso.

Qualcuno vi definisce una factory, ma qual è il processo creativo alla base delle canzoni dei Quintorigo?
Il processo creativo è piuttosto vario, nel senso che ogni disco è nato a modo suo e all’interno di ogni disco ogni brano ha una propria genesi a volte anche particolare e aneddotica. Tendenzialmente noi scriviamo assieme: ci piace lavorare tutti e quattro, o anche tutti e cinque con Luca. Questo perché siamo convinti che il contributo di ciascuno faccia rendere l’idea nel migliore dei modi, seppur facendoci sudare a livello dialettico e di confronto, sul momento. A volte ci troviamo in sala prove senza avere le idee chiare, senza un brano già scritto o un canovaccio e iniziamo un po’ a improvvisare: qualche idea, di solito, viene fuori. Altre volte qualcuno può portare una bozza di idea, di melodie o di giro melodico e poi ci si lavora sempre tutti assieme. Anche l’ultimo album è nato così.

Un aneddoto sulla nascita di “English Garden”?
Una cosa nuova e carina nasce dal fatto che abbiamo un nuovo vocalist, Luca Sapio, che è di Roma, quindi abita distante da casa nostra e non è possibile incontrarci a cadenza settimanale o bisettimanale. Nonostante ciò il lavoro doveva procedere, così siamo ricorsi al sussidio della tecnologia: ci siamo attrezzati con Skype, schermo a 42 pollici, casse attaccate e abbiamo fatto diverse prove. Molti brani sono nati in rete, in video-conferenza e si creavano anche situazioni demenziali perché ad un certo punto Luca spariva e ci lasciva il suo cartonato oppure anche andava in cucina a mangiare… cose banalmente stupide ma noi ci divertiamo con poco!

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Il disco vede anche la partecipazione di Juliette Lewis, com’è nata questa collaborazione?
È nata da una nostra proposta che le abbiamo fatto al termine delle registrazioni, quindi a disco quasi completato, perché desideravamo avere un ospite un po’ particolare, magari che non fosse italiano. Ci è venuto in mente che esisteva questa attrice e cantante un po’ pazza che avevamo visto dal vivo qualche anno fa e ci era piaciuta, così le abbiamo inviato un’e-mail col nostro materiale e lei molto onestamente si è dimostrata interessata e disposta a raggiungerci nonostante si tratti di un viaggio impegnativo. È stata con noi qualche giorno a Rimini in studio dove abbiamo lavorato sulle due tracce che impreziosiscono l’album, ma non solo perché abbiamo anche convissuto in un certo senso e chiacchierato: ci ha raccontato aneddoti molto divertenti! È stata una bella esperienza che non può ritenersi conclusa perché comunque siamo in contatto con lei, è nata una bella amicizia e presto speriamo suoneremo anche dal vivo!

Dopo l’abbandono di John de Leo diversi cantanti si sono avvicendati al microfono dei Quintorigo, in futuro ci sarà ancora Luca Sapio?
È una domanda cui è difficile rispondere. In generale il futuro dei Quintorigo è sempre stato difficilmente pronosticabile. Diciamo che allo stato attuale delle cose siamo contenti del disco così com’è venuto, del contributo di Luca e anche di Luca in sé come musicista e persona e stiamo anche investendo a livello di immagine su questa formazione. La cosa migliore sarebbe fare un altro disco con questa formazione… magari il prossimo anno.

Meglio salire sul palco o entrare in studio di registrazione?
Per noi è meglio da sempre salire sul palco e sarà sempre così perché, fin dai tempi del conservatorio, abbiamo sempre fatto tantissimi concerti. Sono due realtà diverse. Anche se ci sono degli stimoli anche in studio, sul palco noi ci stiamo tutto l’anno tutti gli anni da quindici anni, quindi è più il nostro habitat naturale.

Tirando un po’ le somme di questa prima parte di tour appena conclusa…?
Dal punto di vista artistico è stato un tour appagante, molto potente da un punto di vista sonoro e i brani che abbiamo registrato suonano bene, forse addirittura meglio dal vivo che su disco. S’è creata una bella atmosfera tra noi, siamo tornati un po’ giovani suonando nei club dove non suonavamo da qualche tempo. È stato bello. È stato bello anche per coloro che ci hanno visti e ci hanno fatto i complimenti per la nostra forma attuale.

Dopo aver ripreso il repertorio di Charles Mingus siete tornati a un suono più rock con “English Garden”: il vostro futuro sarà jazz o rock?
Il futuro prossimo sarà probabilmente un’altra realizzazione sulla scia di “English Garden”, poi può anche essere molto diverso, però diciamo che l’intento è di mantenere questa sonorità. Non dimenticandoci, però, del pubblico che abbiamo conquistato con “Quintorigo play Mingus”, in cantiere ci sarebbe anche un altro disco strumentale sempre sul versante del jazz. Diciamo, però, che al momento è secondario e sarà sempre per il prossimo anno. Comunque a livello di jazz continueremo a suonare il concerto che è ancora in cartellone con Maria Pia De Vito su Mingus quindi almeno dal vivo continueremo ogni tanto a rispolverarlo.

Un caro saluto a tutti i lettori di Loudvision e venite a sentirci!

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