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    Race Horses

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Mobilio riciclato

I cavalli da corsa a partire dal primo dicembre del 2009 hanno preso uno spazio pure nel settore musicale grazie a cinque aitanti gallesi stabilitisi tra Cardiff e Aberystwyth.
Il primo album della quasi neonata band imputata, “Goodbye Falkenburg”, aveva riscosso non poco successo dalle parti della Gran Bretagna e giù di lì; ciò che quello appena uscito ha in comune con l’esordio è probabilmente l’impatto fresco e giovanile che fa pensare bene di primo acchito. Il singolo “My Year Abroad”, di fatti, non delude.

Il pop alternativo del quintetto, tuttavia, di alternativo a tutti gli effetti non ha granché: l’influsso di un mostro della musica quali sono i Queen non riesce a tappare i buchi, anzi, rischia solo di peggiorare la situazione.

Forse stavolta i Race Horses non ci hanno visto così bene e hanno fatto un po’ troppo i gasati. A parer loro il debutto conteneva semplicemente una piccola scintilla del grande “ingegno pop” che invece ora si sarebbe liberato per intero con l’ultima uscita.
Noi non siamo pienamente d’accordo con tale affermazione, ma se il mainstream contagiato dal glam più soft vi piace non ve ne priveremo.

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