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Rachele Bastreghi e il suo alter ego solista, Marie

Marie è il primo EP solista dell’anima femminile dei Baustelle, Rachele Bastreghi: è composto da sette brani di cui quattro inediti, uno strumentale e due cover, Patty Pravo ed Equipe 84. Ce lo racconta a partire dal quel ruolo di cantante francese degli anni ’70 nella fiction Questo nostro amore 70 , tra un’espressione timida e una modesta, senza dimenticarsi il fascino che la contraddistingue.

Per quale motivo hai sentito l’esigenza di un disco solista?

Sono stata forzata da un evento, nel senso che il regista, Luca Ribuoli, mi ha chiamata perché voleva che scrivessi una canzone e interpretassi nella sua fiction una cantante francese degli anni ’70. All’inizio ero un po’ titubante, perché mi sembrava un mondo lontano dal mio. Poi però l’ho trovata divertente, soprattutto per il fatto di ripescare atmosfere e immagini di quegli anni. Poi, dopo aver scritto la canzone, è emersa l’esigenza di approfondire questo tipo di lavoro e quindi di scrivere altri brani. Quindi se non mi fosse arrivata questa proposta, adesso sarei sul divano probabilmente (ride, n.d.r.).

L’idea iniziale è stata quella di fare cover o inediti?

Prima gli inediti. Poi visto che c’erano di mezzo gli anni ’70, che è il mondo da cui pesco anche con i Baustelle, mi è sembrata l’occasione giusta per omaggiare gli artisti che mi piacciono proponendo le cover, come l’Equipe 84 e Patty Pravo.

Sei andata a vederla a Milano al Blue Note ad ottobre?

Si, è stato bellissimo (Leggi il report live del concerto di Patty Pravo al Blue Note). Ho ragione di essere fan di Patty Pravo e ad amare quegli anni, no? (ride, n.d.r.) Lei la ascolto da sempre, anche da ragazzina. Mi piace come interprete, come icona, ha una forte personalità.

Quindi le cover le avevi già in testa?

No, mi sono messa a ricercare. “All’inferno Insieme a Te” non la conoscevo neanche, ed è per altro una cover di una vecchia canzone francese. Mi sembrava che tutto tornasse.

Per quale motivo invece hai scelto di inserire anche un  brano strumentale?

È arrivato tutto alla fine: il pezzo andava da solo senza voce. In generale mi piace molto lo strumentale, colonne sonore, Morricone. Avrei tolto anche la batteria ma l’EP è stato fatto in 15 giorni; infatti ci sono delle cose che avrei voluto mettere ma non ho messo. Sarà per la prossima volta.

Quindi ci sarà una prossima volta?

Se c’è qualcosa da dire, se c’è l’occasione, se c’è necessità, sicuramente. Ma i Baustelle sono vivi e vegeti eh! (ride, n.d.r.)

Con la scrittura di questo disco hai scoperto una nuova Rachele?

Un po’ si, mi sono stupita anche io, ho trovato una nuova me stessa. C’era già sotto qualcosa, probabilmente: la voglia di confrontarsi in altri modi, la voglia di scrivere. Finora di canzoni da sola non ne avevo mai scritte, al di là delle collaborazioni con Francesco (Bianconi, n.d.r.).

Una nuova te stessa, di nome Marie magari?

Si, è un po’ come se fosse il mio alter ego. È un modo per giocare, anche per sciogliermi con la scrittura. Mi hanno proposto il nome nel copione e, dato che il mio secondo nome è Maria, mi è piaciuto. Inizialmente volevo far comparire soltanto Marie e far scomparire il nome Rachele, come uno pseudonimo. Ma non posso scappare! (ride, n.d.r.)

Pensi che aver collaborato con Le Luci Della Centrale Elettrica e con gli Afterhours, sia stato un altro fattore che ti ha portato poi alla scelta di fare un EP solista?

Si, sicuramente, è stato un processo partito da lì. Sono situazioni in cui prendi consapevolezza di te stesso e sicurezza. Poi in macchina ho solo il cd delle Luci, sono una fan sfegatata.

Come affronterai il tour da sola?

Tutto questo è nuovo, essere qui da sola è nuovo, nello studio da sola è nuovo. Ma c’è da dire che mi sono ricreata una band sul palco, perché non mi vedo in solitaria, mi piace avere la band con cui mi guardo, scambio energie. È questa la mia dimensione. Quindi non trovero né Francesco né Claudio ma avrò chi mi affiancherà.

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