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Febbre Mediterranea

Il Mediterraneo è come quel vecchio baule impolverato che c’è nella soffitta di una qualche zia, che ogni volta che lo apri ti travolge con la pulsante vitalità del suo attualissimo passato. Rachid Taha viene da quell’universo nascosto.
Il cantante e attivista algerino già famoso per una sua versione di “Rock The Casbah” ritorna con un disco ricco di influenze diverse che stabiliscono un legame diretto tra il Nordafrica e l’Europa Occidentale. Arabo, inglese e francese si mischiano grazie alla sua voce roca e aspra forgiatasi nei locali di Orano e Marsiglia, e se in più anche conoscete un poco la produzione musicale contemporanea del Maghreb sarete avvolti da atmosfere già familiari.

Nella mia esperienza il raï ibrido di Rachid Taha si accoda alla taranta e ai bouzouki deandreiani della mia adolescenza e al rebetiko anarchico dell’ultimo Capossela di cui mi son nutrito recentemente. È una nuova frontiera da valicare con fiducia, sicuri nell’affidarsi a questa guida esperta dalla raucedine cronica (ma terribilmente affascinante). Insomma, se anche Brian Eno ha partecipato a quest’album ci sarà un motivo. Se volete provare qualcosa di nuovo, lui è il vostro uomo.

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Contro

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