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    Radioactive

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Parata di stelle alla corte di Tommy Denander

Non lasciatevi ingannare dal monicker: Radioactive non è una vera band ma solo il nome prescelto dal chitarrista/tastierista/produttore svedese Tommy Denander per veicolare il progetto al quale sta lavorando fin dai primi anni ’90. Scorrendo la lista degli ospiti illustri che hanno aiutato Denander a realizzare il suo sogno c’è da farsi venire i brividi: Jeff, Mike e Steve Porcaro, David Paich, Bobby Kimball, Fergie Frederiksen, Joseph Williams (praticamente i Toto al gran completo, incluse tre generazioni di cantanti), Michael Thompson, Fee Waybill, Neil Staubenhaus, Vince Dicola, Jim Jidhed e, credeteci o meno, la lista prosegue… La leggenda dice che le basi per questo album nacquero in Svezia nel ’91 quando un giovane Tommy, dopo uno show dei Toto, incontrò la band per chiedergli se fossero disponibili a suonare sul suo solo-album, qualora fosse riuscito a trovare un contratto discografico. Ottenuta una risposta positiva, il caso volle che la Sony offrì al Denander quel deal tanto sognato. Detto, fatto – il buon Tommy s’imbarcò sul primo aereo per Los Angeles dove riuscì ad incidere una decina di tracce, accompagnato dai Toto. Al rientro in patria però la dea bendata girò le spalle al musicista, che si ritrovò appiedato da quella Sony che lo aveva fatto sognare – da allora il disco è rimasto nel cassetto, in virtù di una promessa che Denander fece a se stesso – l’album non sarebbe uscito finché non avesse raggiunto la perfezione. Oggi, a dieci anni circa dalle prime registrazioni, il disco è nelle nostre mani. Che dire? Onestamente mi aspettavo un sound più leggero, non fosse altro che per i personaggi coinvolti – in realtà l’album presenta un hard melodico di pregevole fattura, graziato dalla partecipazione di singers “de luxe” come i già citati Kimball e Frederiksen, ma anche Fee Waybill (ricordate i suoi Tubes?) e l’ex Alien Jim Jidhed. Non mancano gli episodi tipicamente AOR come “Waiting For A Miracle”, la title track e “LA Movies”, ma tracce ad alto potenziale come l’opener “The Story Of Love”, “A Case Of Right Or Wrong” e “Silent Cries” vedono la chitarra di Denander assoluta protagonista, fino a risultare di quando in quando anche troppo “tirata” per pezzi che, tutto sommato, avrebbero richiesto un qualcosa di meno “esoso”, se capite quel che voglio dire: un esempio tipico lo troviamo su “When You’re In Love”, un pezzo dall’incedere tipicamente AOR, con uno stratosferico Kimball alla voce, che finisce per litigare con un riffing filo-heavy metal A parte queste lievi sbavature, comunque, il disco è davvero valido ed il suo acquisto sicuramente consigliabile. A proposito, la mia copia presenta 13 brani invece dei 12 menzionati nel booklet.

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