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Intervista a Raf: questo sono io

Il 30 giugno Raf torna col nuovo album “Sono Io”, che contiene anche la sanremese “Come Una Favola” e la cover di “Rose Rosse”. Lo abbiamo incontrato in una calda giornata a Roma, dove ci ha raccontato del suo nuovo disco, di Sanremo e di cosa è restato degli anni ’80.

 

Parliamo di Sono Io, come nasce?

Nasce da un periodo che ho passato negli Stati Uniti. Non ci sono andato per fare il disco ma per vivere un’esperienza insieme alla mia famiglia. Volevo conoscere meglio questo paese che ho tanto amato e che continuo ad amare ma che allo stesso tempo ho tanto odiato e continuo ad odiare perché è un paese di grandi contraddizioni. Sembra il sistema migliore possibile ma al suo interno ci sono delle profonde ingiustizie. Non finisci mai di conoscere gli Usa così ho voluto trascorrerci un periodo durante il quale ho scritto le canzoni di questo album.

E Pioggia E Vento come nasce?

È una canzone che parla di come noi oggi viviamo attraverso la televisione momenti orribili, vissuti realmente da persone in carne e ossa. Alcuni di noi si sentono impotenti di fronte a questa sofferenza, altri sono del tutto indifferenti. La cosa terribile è che a un certo punto subentra l’abitudine e ci si abitua a tutto purtroppo. Nel mondo ci sono dei pochi ricchi sempre più ricchi e un ceto medio che si è impoverito, e per questa ragione è più arrabbiato e insoddisfatto. Le generazioni precedenti erano felici con poco. A noi è stato dato qualcosa e poi ci è stato tolto e questo ha provocato un’insoddisfazione generale. Viviamo di fretta, in maniera frenetica, dobbiamo affermare noi stessi secondo quelle regole che sono arrivate negli anni ’80 della competizione, del dover arrivare chissà dove. Tutto questo rende il mondo difficile, complicato, siamo tutti più egoisti e meno disposti a capire le persone che scappano da scenari di guerra per andare a trovare una vita possibile. Siamo in difficoltà perché non riusciamo a trovare una soluzione a questo. Io non do credito a chi crede di avere in mano una soluzione politica, non credo a chi fa del populismo per avere facili consensi proprio da quella fetta di popolazione che è molto arrabbiata e vorrebbe che le cose cambiassero. Detto questo io con “Pioggia E Vento” volevo semplicemente, così come ho fatto in passato, parlare non solo d’amore ma anche di quello che ci circonda. Purtroppo affrontando certi temi ti accorgi che negli ultimi vent’anni non è cambiato poi tanto, al massimo è peggiorata la situazione, e vorrei in futuro non sentire più l’esigenza di parlare di queste cose ma scrivere solo di amore e tematiche davvero leggere.

Fa parte un po’ della sensibilità d’artista e di padre forse questa esigenza….

Ma anche delle persone comuni. Tempo fa mi è successo di fermarmi in un’area di servizio e non ho resistito dal dire due parole a un signore che aveva buttato per terra un bicchierino del caffè, quando a tre metri dalla sua macchina c’era il cestino dei rifiuti. Lui si è giustificato dicendo che stava piovendo. Gli ho fatto notare che se aveva fatto 50 metri per prendere il caffè poteva farne altri tre per buttare il bicchiere. Alla fine gli ho detto “Guardi lo faccio io per lei”. Lui mi passa anche il bicchiere della moglie e mi dice “Ah, grazie!” (ride, ndr). Lo scrissi anche su Facebook! Parlando di sensibilità io trovo che dovrebbe essere comune a ogni persona, invece mi sono ritrovato con una serie di commenti come se avessi fatto chissà quale azione. Non so quanti si indignano però poi non hanno la forza, la volontà di parlare, o magari vogliono evitare litigi. C’è anche tanta aggressività nelle persone oggi. Io però sento l’esigenza di dire la mia. Allo stesso modo quando scrivo un disco ho l’opportunità di dire delle cose che riguardano tutti noi e lo faccio senza interrogarmi sulle conseguenze.

Nelle interviste ti definisci spesso ipercritico perché perfezionista, se ti chiedessi di trovare un punto di forza ma anche un punto debole di questo disco?

Io da ipercritico ti direi che è una schifezza (ride, ndr). Non mi accontento mai, appena finito un disco ne vorrei fare subito un altro perché penso si possa fare sempre di meglio. Dopo 4 anni faccio un disco che deve sembrare una cosa semplice, deve sembrare fatto di canzoni di musica leggera ma per me non è un compito leggero realizzarle. Ogni canzone è un lavoro certosino di sperimentazione sonora, passo ore nel mio studio. Scrivo tante canzoni d’amore. L’argomento è lo stesso ma tu lo devi dire sempre in modo diverso, c’è una ricerca filologica per arrivare a quelli della mia generazione e anche a quelli dopo. Devi arrivare in modo semplice e comprensibile ma non banale e scatenare qualcosa nel profondo. Tutto questo per me non è una cosa semplice. Alla fine di un disco io non mi aspetto che sia perfetto, può essere anche pieno di difetti, ma mi aspetto che sia un disco di musica leggera che stia al confine oltre il quale non è più musica leggera. Per le persone deve essere comprensibile, facilmente godibile e immediato.

“Sono Io” contiene anche “Show Me the Way to Heaven”, traccia in inglese che non è un solo ritorno alle origini, cosa bolle in pentola?

È un brano che ho scritto insieme a Luca Vicini, il bassista dei Subsonica, e Cesare Chiodo che è un altro bassista. Io stesso prima che cantante sono stato un bassista. Quando compongo su una melodia ipotetica ci metto un inglese maccheronico. Quella canzone in origine era una canzone dance che ho rifatto nel disco solo piano e voce, è l’unica che non ho voluto tradurre in italiano anzi ho migliorato il testo in inglese ed è rimasta così com’è. Ogni canzone di questo album poteva essere potenzialmente in inglese, quindi poteva essere un disco in inglese: Farò un album in inglese di canzoni edite o inedite solo quando avrò la possibilità di proporlo a un mercato anglosassone. Può darsi che questo avvenga in un futuro non molto lontano però al momento non saprei dirtelo.

Il disco esce a mesi di distanza da Sanremo, nonostante contenga la canzone in gara “Come Una Favola” e “Rose Rosse”, cover portata all’Ariston. Come mai questa scelta?

Sanremo mi ha portato via parecchio tempo. Quella famosa bronchite, che in realtà era una broncopolmonite, mi è durata mesi dopo Sanremo, non ero in grado di cantare. Anche in studio continuavo a tossire. Poi dovevo finire anche alcuni arrangiamenti.

In “Amore Sospeso” ha lavorato con tua moglie Gabriella Labate…

Non è la prima volta. Ho scoperto che lei scriveva delle cose, ma lei stessa non sapeva di questa sua attitudine e ancora adesso se ne vergogna. Ha scritto addirittura un intero libro che non so se mai pubblicherà. Ho iniziato a leggerlo e a me sembra molto bello, però è inutile dirglielo perché è peggio di me in questo senso, prova soggezione. Io prendo queste cose che lei scrive e poi le traduco in canzoni perché lei non scrive canzoni, in cui serve padronanza della metrica e della sintesi.

Qual è l’amore sospeso?

L’amore sospeso è quello che tu sai che esiste e lo insegui tutta la vita. Sai che esiste e non riesci a dargli una tangibilità. È quello in cui siamo sommersi. Dico “siamo” ma in realtà io vivo un amore molto tangibile da tanti anni, sono fortunato… c’era una canzone di tanti anni fa che diceva “siamo la coppia più bella del mondo e ci dispiace per gli altri”… un capolavoro (ride, ndr). L’amore sospeso invece è quello che molte persone rincorrono senza riuscire a viverlo appieno. Ho molto amici che sono innamorati per una vita di una persona e non stanno mai veramente insieme.

 

Ci ritroviamo dopo Sanremo che è stata un po’ difficile, come ti sei sentito?

Quei tre minuti sul palco sono stati abbastanza complicati e difficili perché avevo una tosse molto forte e cantavo con la paura di scatenare poi un attacco di tosse. Per me è stato un piccolo incubo però è durato tutto lì. Anche l’eliminazione poi non è stata un grosso trauma. Io ero a cena con mia moglie e un po’ di persone della Universal e stavo parlando con la chef della cucina delle trofie quando è arrivata la notizia che ero stato eliminato. Dieci secondi di silenzio per tutto il tavolo e poi abbiamo ripreso a parlare delle trofie (ride, ndr). Il malumore è durato quei dieci secondi, poi tutto passa. Sembra che chissà cosa sia in gioco a Sanremo e anche una semplice bronchite diventa un dramma, in realtà non è così.

Tornerai a Sanremo nel 2016 con Carlo Conti?

(ride, ndr) Credo di no, sempre ammesso che Carlo Conti abbia voglia di riproporlo perché anche per lui è stato un dispiacere. Conti è stato determinante perché io tornassi a Sanremo, non lo avrei mai fatto, quindi si sentiva anche un po’ responsabile. Non credo voglia ripetere questo brivido (ride, ndr) Francamente alla sola parola Sanremo mi torna anche un po’ di tosse.

 

Alla fine cosa è restato degli anni ’80? E cosa resterà degli anni 2000?

Degli anni ’80 purtroppo sono rimaste le cose che poi ci rendono sostanzialmente infelici. Negli anni ’80 noi abbiamo scoperto la gradevolezza dell’effimero, delle cose non essenziali, erano degli anni decadenti, era una decadenza palpabile ma allo stesso tempo c’era un benessere economico che i nostri politici non sono stati in grado di sfruttare se non a loro favore. Avrebbero dovuto creare allora le infrastrutture che oggi ci avrebbero consentito di essere un Paese veramente moderno e avanzato. Degli anni 200 spero non rimanga questa crisi non solo economica, ma anche di valori, culturale. Non so quando, forse tra un decennio, spero che cambino le problematiche e non ci troviamo più a parlare di immigrazione. Sono fiducioso nelle nuove invenzioni: tra 10-20 anni vivremo appieno nell’epoca della robotica. Le badanti saranno dei robot e non delle persone, le nanotecnologie faranno dei miracoli, le nuove teorie sulla relatività e sulla meccanica quantistica apriranno porte inimmaginabili, per cui io non ho dubbi che il mondo sarà bellissimo se non ci autodistruggiamo prima (ride, ndr). Vorrei essere vivo e in salute per vivere un’epoca nuova, che ci sarà perché noi adesso stiamo vivendo un momento basso e spesso questo accade prima di un cambiamento epocale. Io non ho dubbi, è solo che non so quanto ci costerà…

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