Home > Recensioni > Un ragazzo d’oro

“Credi che tuo padre avrebbe fatto per te la stessa cosa che tu hai fatto per lui?” È questa domanda, rivolta al protagonista interpretato da Riccardo Scamarcio, la chiave di “Un ragazzo d’oro“, diretto da Pupi Avati, che sarà nei cinema italiani dal 18 settembre.

Il film, che rappresenta il ritorno del regista dopo “Il cuore grande delle ragazze, risalente al 2011, segna il debutto di Sharon Stone in un lungometraggio italiano, protagonista a fianco di Scamarcio, Cristiana CapotondiGiovanna Ralli.

Davide Bias (Riccardo Scamarcio) è un talentuoso scrittore che non riesce a sfondare nel mondo dell’editoria. Le tenta tutte e invia i suoi scritti a varie case editrici, supportato dalla fidanzata Silvia (Cristiana Capotondi) e dalla madre (Giovanna Ralli). Fino a quando muore l’odiato padre, fallito regista di b-movie, al cui funerale incontra l’affascinante Ludovica Stern (Sharon Stone), che gli cambierà la vita.

Scritto dallo stesso Avati con il figlio Tommaso, “Un ragazzo d’oro” ha ricevuto il premio per la migliore sceneggiatura al recente Montreal World Film Festival.  È un romanzo di formazione che racconta la storia di una persona meravigliosa, e che forse meriterebbe un padre migliore. Se la storia può apparire un po’ scontata, ha poi dei risvolti che cambiano decisamente sul finale. Le emozioni si susseguono e il film non annoia, nonostante il ritmo cadenzato. Gli attori poi forniscono una buona prova, soprattutto Cristiana Capotondi.

La diva americana Stone è affascinante e buca lo schermo come al solito, anche se il doppiaggio non è perfetto e più volte va fuori sincrono con i movimenti della bocca. Scamarcio migliora, non è ancora un attore completo, ma il suo personaggio è molto ben scritto ed è una delle cose migliori. “Un ragazzo d’oro” fa pensare ed emoziona, nonostante alcune imperfezioni.

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