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Raige: intervista al poeta del rap

Dopo 10 anni di etichette indipendenti, di impegno e dedizione al rap, di lavori astrusi e disparati in giro per l’italia, ecco arrivata per Raige l’occasione della rivalsa: l’approdo alla casa discografica Warner e il nuovo album, “Buongiorno L.A.”, in uscita il 20 maggio. Lo abbiamo incontrato a Milano, sul tetto di Milano.

Con buongiorno L.A. vediamo il tuo passaggio da etichette indiependeti ad una major discografica. Come hai vissuto il passaggio e quail sono le tue aspettative?

Ho passato un periodo molto travagliato con la mia ultima etichetta (di cui non dirò il nome). C’è stato addirittura un problema legale che non mi permetteva di lavorare, di fare musica, che è ciò che so fare meglio. Le 12 tracce infatti sono fotografie anche di quello stato d’animo, con più disillusione rispetto alle produzioni precedenti. Dopo quel brutto periodo ho avuto molte proposte, il mio management già lavorava con la Warner, quindi è stato facile scegliere. Ho trovato persone con cui si lavora molto bene, lavorano capillarmente, poi ovvio sta nella qualità del prodotto la vera differenza. Di aspettative? Mah, non ce ne sono. Mi devo soltanto togliere di dosso la mania del controllo: io prima facevo tutto, le tracce, comunicati stampa, pubblicità, tutto. Ora no, posso concentrarmi solo sulla parte artistica: è un sogno. Ce la metteremo tutta a livello artistico!

Hai sempre avuto una scrittura molto riflessiva che tocca temi importanti della vita di ogni essere umano (o almeno per molti). Con Buongiorno L.A. non lasci questo tuo lato di spessore che rende la tua musica in grado di superare gli stereotipi del rap e di renderlo apprezzato in contesti che poco hanno a che vedere con il suo genere musicale, e questo ti fa molto onore. Ma come si inserisce la tua scrittura nel mondo del rap contemporaneo?

Io sono l’alternativa (e lo dice senza spocchia, ndr). Purtroppo alcuni rapper di oggi dicono la stessa cosa con vestiti diversi, io invece sento il senso di responsabilità. Non importa quanta gente ti ascolta, che siano 10 o 1000 persone, non conta. Quando ero ragazzino, quello che diceva Neffa per me era legge. E io questo lo sento, è davvero importante. Dopo che mi hai detto quanta Vodka bevi e quanto sei ricco, a me cosa entra in tasca? Nulla. Dammi piuttosto un diverso modo di vedere le cose, un motivo per alzarsi la mattina ed essere contento. Certo, questo va meno di moda, ma noi lo facciamo diventare di moda.

Il titolo di “Buongiorno L.A.” si rifà al romanzo “Buongiorno Los Angeles” dello scrittore americano James Frey. Per quale motivo? 

Nella “Città degli angeli” arrivano migliaia di giovani da tutto il mondo con la speranza di sfondare nel mondo dello spettacolo. Come Milano per l’Italia. A Los Angeles può capitare che il ragazzo che ti prepara un cappuccino sia un attore più bravo di Harrison Ford. Il talento da solo non basta per raggiungere il successo: ci sono tanti altri fattori importanti che non dipendono da noi. Ci sono persone che ottengono risultati migliori pur avendo meno capacità. Anche se ho imparato a essere più cinico, io resto convinto che il talento sia la dote fondamentale di qualsiasi artista. Senza impegno e passione, però, il talento non è sufficiente. Nell’arte, come nella vita, per raggiungere qualsiasi traguardo non basta dare il 100%: devi dare il 101%…devi superare i tuoi limiti

Sei quindi anche un cultore della lettura, da quando porti avanti questa passione e quanto ritrovi nella tua scritttura quello che leggi?

Mi influenza parecchio. Mi da talmente tanti spunti che quando inizio a scrivere, smetto di leggere, per evitare “saccheggi” dalle opere. Mia madre ha sempre letto tanto. A 10 anni presi gli orecchioni e dovendo stare a casa forzatamente, mi è stato portato Lo Hobbit per passare il tempo. Me lo sono divorato, l’ho amato, e da lì è iniziata la mia curiosità. Prediligo gli scrittori sudamericani perchè sono pazzi e hanno il sangue caldo come me (Marquez sopra tutti), ma leggo anche cose brutte, o meglio cose che tutti dicono siano brutte, ma voglio decidere io se sono brutte o no, e quindi le leggo.

Anche in questo album vediamo alcune collaborazioni, Rayden in “Nessuno” , Simona Molinari  in “Domani è un altro giorno” e Ensi  in “Atlantide”. Cosa puoi dirci del lavoro con i tuoi featuring?

Nella mia vita ho lavorato anche con gente blasonata, ma è dai miei fedeli che torno, perchè nei dischi metto tutto me stesso, anche sentimenti molto personali. Rayden scrive da Dio, Ensi è il mio rapper preferito e la Simona Molinari aveva la voce femminile perfetta per “Domani è un altro giorno”, una canzone che ho scritto per una ragazza. Quindi chi meglio di una donna poteva cantare il ritornello? Il disco poi ha visto anche il contributo di Mastermaind, perchè è un polistrumentista eccellente, e degli arrangiamenti di Marco Zangirolami. Vorrei dire due cose in più su mio fratello Ensi: fra noi c’è una sana competizione che in sala d’incisione ci spinge a dare il massimo, ci completiamo a livello tecnico, come timbro di voce e nei gusti musicali, che sono diversi ma complementari. La canzone che ho scritto con lui,  “Atlantide”, esprime qualcosa che ci accomuna e ci unisce, cioè il senso di responsabilità che ci ha insegnato nostro padre. Atlante è appunto l’immagine metaforica di qualcuno che si prende sulle spalle le proprie responsabilità. Potevo crearlo solo con lui questo brano.

Cosa avresti voluto fare se non avessi fatto il rapper?

Volevo pilotare gli aerei. Ho fatto anche la scuola areonautica, ma non ci andavo, ero arrogante, mi sembrava che mi dicessero sempre le stesse cose. Ma era l’adolescenza, il conflitto in quegli anni viveva in me con chiunque. Poi ho fatto mille lavori, dal montare apparecchiature sanitarie, al venditore ad Ascoli. Ho pure aperto un’agenzia viaggi tutta mia per un periodo. Insomma mi sono sempre dato da fare. E poi c’era il rap.

Per quanto riguarda il freestyle invece, lo pratichi ancora?

Il freestyle…lo faccio quando sono ubriaco. Il freestyle secondo me non diventerà mai di moda, sarà sempre qualcosa “da strada”. Per esempio di Mtv Split chi ti ricordi? Io solo Ensi. Il freestyle è per gente da battaglia.

 

Raige partecipa al contest online “Music Awards – Next Geberation 2.0″ (è possibile votare fino al 28 maggio sul sito www.musicawardscontest.it) con il singolo “Fuori dal paradiso”. «È una storia d’amore fatta di eccessi: ogni situazione è forzata al massimo, perché solo spingendoti fino al limite riesci a trovare il modo di superarti. E solo superandoti hai la possibilità di migliorare».

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