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  • Rainbow: Down To Earth

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Tutti giù per terra

La svolta più orecchiabile dei Rainbow era già nell’aria un paio di anni prima, e già lo si sapeva che a fare hard rock più accessibile, senza ambientazioni fantasy, Ronnie James Dio non ci sarebbe stato. Blackmore decide per conto suo e “Down To Earth” segna il debutto dietro al microfono di Graham Bonnet, che si rivelerà un degno sostituto del defezionario Ronnie (in volo verso una nuova band e un nuovo capolavoro, rispettivamente Black Sabbath e “Heaven And Hell”). L’album segna anche un altro debutto: Roger Glover, ex-Purple pure lui, al basso e alla produzione del disco.
L’album propone un hard rock più vicino alla realtà quotidiana (“down to earth” mica per caso), che risulta più immediato senza essere banale o melenso: l’opener “All Night Long” e “Since You Been Gone”, quest’ultima cover di un brano di Russ Ballard, esemplificano proprio quanto appena detto. C’é però “Eyes Of The World”, che cerca di riprendere la vena più ampollosa e maestosa delle anthem dei dischi precedenti, riletta però alla luce del nuovo orientamento della band, ottenendo un risultato tutto sommato convincente anche se qualitativamente lontanuccio dagli anthem rainbowiani del passato. Se la vena fantasy viene qui a mancare quasi del tutto, non sparisce per? la grinta: “Lost In Hollywood”, un trascinante up-tempo con l’ennesimo riff magico del Man in Black, e “No Time To Lose” ce lo dimostrano ampiamente.
La riuscita del disco (perché di un disco riuscito si tratta, ed è meglio sottolinearlo vista l’aria di sufficienza con la quale spesso viene guardato) sicuramente tanto deve all’ugola rauca e bluesy (“Love’s No Friend Of Mine”), profonda, carismatica e anche romantica (“Makin’ Love”) di Graham Bonnet, peccato che la sua risulterà essere una presenza meteora. Già il successivo “Difficul To Cure”, infatti, non potrà più contare sui servigi di Bonnet, che abbandonò la band di sua sponte per no mglio precisati motivi – non ne fu quindi allontanato per problemi di alcolismo, come invece vogliono i pettegolezzi. Al suo posto arriverà l’ex-Fandango Joe Lynn Turner, e con lui la transizione verso un suono vicino all’AOR da classifica sarà completa.

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