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  • Ramallah: …But A Whimper

    Ramallah

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Antagonismo politico anti-sociale

La genesi di questo disco ha dell’incredibile. Mr. Rob “White Trash” Lind, dei granitici ed inossidabili Blood For Blood, ha deciso di incidere un disco in cui si occupa del 90% della strumentazione, lasciando solo l’incombenza della batteria a tale Neil Dyke. Accompagnato da Jacob Bannon e Kurt Ballou dei supremi Converge alla produzione e backing vocals, il nostro sforna un mezzo capolavoro per meno di quindici minuti di durata. QuindiciMinutiMenoUno, avete presente? Un massacro.
In tutti i sensi, visto intorno a cosa ruota l’impianto lirico ed iconografico dei Ramallah. Pensateci; il titolo del gruppo, una canzone che si intitola “Al-Shifa”, frammenti di melodie medio-orientali, testi che si riferiscono nemmeno troppo velatamente alla situazione palestinese. Non il tipico disco politico, no, un sinceroso e doveroso tributo al sangue versato, alla rabbia e agli occhi spenti del mondo. Un album grandioso, in grado di conciliare il “postcore” di ultima generazione al HC Old School di Agnostic Front, Cro-Mags e co., mischiando sapientemente durissimo metalcore a crust e punk melodico. Una sorpresa su tutti i fronti, visto il normale impegno musicale che Rob ha con i suoi Blood For Blood e il valore enorme del progetto. “Is anybody even listening? Does anybody even care?”.
Canzoni per l’Intifada. Musica scritta col sangue, che ha il suo degno epilogo nella patetica ed acustica “True Crime”, invocazione di pietà verso un genitore incestuoso.
Musica estrema per tempi estremi. Uno sputo in faccia al mondo. Giusto quello di cui avevamo bisogno.

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