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  • Rammstein: Reise Reise

    Rammstein

    Data di uscita: 06-10-2004

    Loudvision:
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Il dopo-Mutter, ancora più vario, ancora più pop

In “Reise Reise” l’orecchio si perde sulla linea dell’orizzonte sonoro, diviso tra intensi tunnel musicali e aperture orchestrali immense. In “Mein Teil” trovate corpi dilaniati dalla follia pura di un’anima fuori dalle regole e oltre la dimensione del controllo. Una marcetta militare deviata da un delirio elettronico; una violenza ingravidata di onnipotenza e un dilaniamento incessante vi stampano sulla carne le confessioni di un maniaco. In “Keine Lust” si è trascinati nell’irresistibile incalzare dell’avanzata chitarristica sulle sillabe cacofoniche di Till Lindemann, sempre pronto ad esplodere in modo autoritario nelle celebri cantilene corali dei Rammstein, con un finale commovente. “Amerika” consacra più di ogni altro brano la potenza e l’efficacia del verse-chorus-verse, e gioca con forze quali intensità, gravità ed alleggerimento come mai accaduto prima d’ora. In “Moskau” si partecipa all’irresistibile ritmica dura e ascendente dei Rammstein e all’anima nostalgica e sentimentale russa, un incontro reso autentico dalla voce di Viktoria Fersh, spiazzante e azzeccatissima. Si perde l’equilibrio nell’abisso spalancato dal coro di “Morgernstern”, un mostro con un corpo ritmico schiacciante e dal volto romantico e appassionato nel refrain. La bellezza sinfonica di “Ohne Dich” si perde nel sublime, e con “Amour” si proietta un compendio di intimità e melodie ispirate, che si iscrivono nella memoria con una forza seducente senza pari. I Rammstein l’hanno fatto di nuovo, meglio di ogni altra volta: il capolavoro di bellezza e sofisticazione sempre necessaria, di melodie potenti che si rinfrescano ad ogni nuovo ripetersi, di perversione fuori dalle righe che rompe ogni schema. “Reise Reise” conquista e stabilisce il nuovo record di potere, evocatività ed incisività da battere nel campo della canzone a struttura regolare.

Massimiliano Monti[PAGEBREAK]Il dopo-Mutter, ancora più vario, ancora più pop

Un nuovo album dei Rammstein è un evento a tutti gli effetti. È un palo che vi si presenta di colpo a 3 cm dal muso. Fa male, perché è un caterpillar che casca su un tricilo, una mole sonora mastodontica, impetuosa, marziale. Non conoscono, questi ambigui germani, il significato della parola pietà e sebbene le regole di base restino simili ai precedenti capitoli (vedi l’opener-titletrack), la ricerca sonora è stata approfondita e il risultato ne guadagna a pieno. I Rammstein restano una band che rifiuta la complessità strutturale dei brani, la loro forza non si è mai basata su questo aspetto, ma proprio sulla semplicità e compattezza degli stessi. Il secondo singolo “Amerika”, con la sua carica di sarcasmo e la sua potenza insita, ne è un esempio. Immaginatela a luci accese, di fronte a 80.000 persone che saltano e urlano. “Moskau” in cui Viktoria Fersh condisce un ritornello (in russo?) che MTV potrebbe pensare di accogliere a braccia aperte. Il singolo apripista “Mein Teil” sembra davvero provenire dalle viscere dell’inferno e il video inquieta non poco, mentre le deviazioni melodiche di “Dalai Lama” spalancano le porte all’avanzata delle armate teutoniche di “Keine Lust”: potente, maestosa, fiera nella sua apertura centrale, sorretta da tastiere memorabili. “Morgenstern”, forse il brano più imponente dell’album, con un incedere di strofa che ricorda non poco la fabbrica della paura e un ritornello epico che difficilmente scorderete. Chiude le danze il trittico “Stein Um Stein”, “Ohne Dich” e “Amour Amour”. Tre brani nei quali la maggior concentrazione ricade sulla ricerca melodica, triste e possente la prima, amara e commovente la seconda (tastiere in stile Badalamenti, per capirci), un po’ goffa ma tutto sommato riuscita “Amour Amour”, timida e goth-pop inizialmente, devastante nella sua deflagrazione successiva e vibrante dalle viscere.
“Reise, Reise” ha un potenziale di vendita mostruoso ed è un disco che riassume bene il livello di maturità artistica e strumentale raggiunto dalla band. Raccoglie soluzioni più variopinte, sonorità più variegate ed un preoccupante incremento di acidità e marciume, all’insegna di una ricerca melodica che li attesta veramente ai più alti livelli, tra le band dedicate a sonorità comunque pesanti. Il capolavoro non è ancora compiuto, ma se le premesse sono due album come “Mutter” e “Reise Reise”, sinceramente non immagino a che livelli si possa arrivare. Acquisto a colpo sicuro. La macchina Rammstein non sbaglia un colpo e, unico misfatto, continua a non presentarsi in territorio italico.

Stefano Gaspari

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