Home > Recensioni > Rammstein: Rosenrot
  • Rammstein: Rosenrot

    Rammstein

    Loudvision:
    Lettori:

La solita mazzata

Quando il mondo discografico non era un vampiresco essere assetato di sangue, i dischi di b-sides & rarities uscivano anni e anni dopo lo scioglimento della band, magari insieme a un live o ad un greatest hits. Oggi pare sia la norma pubblicarli dopo pochi album e in alcuni casi si tratta addirittura degli scarti dell’ultima prova da studio, come per “Rosenrot”. Spremili finché ce n’è, questo è l’unico imperativo contemporaneo.

I mitologici manager del combo crucco hanno sicuramente capito che è giunto il momento per lanciare una volta per tutte i Rammstein, definitivamente, verso l’olimpo della musica metal che cattura le masse. “Mutter” ne mostrò il lato di musicisti maturi e coraggiosi, “Reise, Reise” la capacità di ficcare un singolo dietro l’altro e di finire in rotazione con “Amerika” persino su Blob. Non nutrivo grandi aspettative per questo loro ultimo platter, ma sono lieto di aver conferma che non esiste peggior cosa del pregiudizio.

È forse la prima volta però che qualche capitolo poteva essere davvero ignorato, non tanto perché si tratti di canzoni pessime, quanto perché alcune non riescono ad aggiungere e a rendere se possibile ancor più perfetti gli input che ci avevano appicciato in faccia nel passato. Detto ciò, non mi resta che godere quando “Wo Bist Du” o “Spring” mi trasportano giù giù, attraverso atmosfere oscure, e mi sorreggono con tappeti di tastiere sempre più rappresentanti le fondamenta dei brani. La commovente “Stirb Nicht Vor Mir” vede la partecipazione della cantante scozzese Sharleen Spiteri, incantevole la melodia e struggente il duetto con Till, ormai padrone assoluto della suo profonda e baritonale ugola. “Mann Gegen Mann” e “”Zerstören” sono le classiche mazzate Rammstein mentre “Te Quiero Puta”, cantata in spagnolo non può che essere una dichiarazione d’intenti, come dire… alla conquista del Sudamerica; senza dubbio il picco di delirio e kitsch in stile Rammstein di questo capitolo. Un brano che non si può descrivere oltre, ne godrete fino in fondo però, garantito.

“Hilf Mir” riporta l’epicità di “Mutter” e il finale viene affidato inaspettatamente a due brani melodici, molto, forse troppo quieti per il livello a cui ci hanno sempre abituati, non risultando peraltro particolarmente riusciti. Forse si poteva attendere a pubblicare queste canzoni, o forse ne potevano scegliere alcune, o forse avrebbero potuto inserirne una parte come bonus cd di qualche futuro live o greatest hits… in fondo son tutte chiacchiere, perché “Rosenrot” venderà, il prossimo tour sarà l’ennesimo successo e i Rammstein, ancora una volta, avranno ragione. Finché ci sarà ossigeno da bruciare nell’aria, i Rammstein lo bruceranno, no doubts about that.

Scroll To Top