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Range Live

Insieme a Dinosaur Jr. e Sonic Youth, i californiani Pavement sono senza ombra di dubbio una delle band seminali dell’indie rock americano, protagonisti indiscussi degli anni ’90 e padri – loro malgrado – di tutto quello che c’è stato dopo. Nel bene e nel male. La loro reunion ed il conseguente tour è stato forse l’evento più atteso quest’anno, ma il timore di una delusione era forte, fortissimo.

Steven Malkmus ha quasi 44 anni. Ne sono passati 18 dall’uscita di “Slanted & Enchanted”, eppure né lui né il disco sembrano invecchiati di un solo giorno e il concerto di Roma è riuscito a rassicurare anche i più scettici: Bob Nastanovich e Mark Ibold sembrano due bambini al luna park. i Pavement ci sono. Sono felici di esserci. Ci mettono ancora il cuore.

Salgono sul palco poco prima delle dieci e il pubblico – l’età media appena superiore alla norma – sorride inebetito, invoca pezzi, dichiara amore eterno. Sopra ad un palco avvolto di lampadine intermittenti che neanche l’albero di Natale di Gubbio, quando imbraccia la chitarra e solleva i pugni in aria Malkmus sembra proprio Babbo Natale, pronto a esaudire una lista di desideri lunga dieci anni.

La scaletta infatti è praticamente un greatest hits: si parte con “Silence Kit”, malcelato omaggio a Buddy Holly che apriva “Crooked Rain, Crooked Rain” e da lì in avanti sono due ore tiratissime in cui tutta la band si concede senza avarizia al pubblico romano, sfornando una hit dietro l’altra. L’acustica dell’Atlantico Live li penalizza un po’, e la security si prende drammaticamente sul serio come se fossimo a un concerto dei Take That ma poco importa, sul momento nessuno sembra curarsene troppo. Quello che conta è essere lì, vivere l’entusiasmo del momento, tornare bambini, saltare come forsennati, accogliere ogni canzone con un grido festante per poi cantarla a squarciagola fino all’ultima nota e ricacciare indietro le lacrime quando, alla fine, con la sua voce sghemba, Malkmus inizia a cantare “Stop Breathing” e poi saluta tutti con “Here”.

Una menzione d’onore ai Monotonix che hanno aperto la serata, totalmente fuori luogo per l’atmosfera quasi religiosa dell’evento ma comunque esagerati e divertentissimi: tre capelloni in mutande che saltano da una parte all’altra della platea, si arrampicano su impalcature e spettatori (soprattutto spettatori), parlano di Totti e Mourinho fra una canzone e l’altra. Prescindibilissimi, ma impossibili da dimenticare.

Silence Kit
In the Mouth a Desert
Stereo
Frontwards
Father to a Sister of Thought
Two States
Shady Lane
No Life Singed Her
Gold Soundz
Grounded
Perfume-V
Date With Ikea
Fight This Generation
Spit on a Stranger
Range Life
Trigger Cut
Starlings of the Slipstream
Summer Babe
Unfair
Cut Your Hair
Box Elder

Kennel District
We Dance
Elevate Me Later
Stop Breathin’

Here

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