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Rankin Delgado: la musica come strumento di liberazione

“Another Exodus” è l’ultimo EP di Rankin Delgado. “Another Exodus”, però, più che un semplice EP è un invito ad affrontare la propria quotidianità senza stress, a uscire dalla frenesia del mondo. Nato in seguito ad un viaggio in solitaria in Jamaica, l’EP è realizzato in collaborazione con il producer Michael Exodus e vede la partecipazione di artisti internazionali, come Mandelion, Jamma Dim, Dub Harp. In questa intervista Rankin Delgado ci ha parlato del suo lavoro, dei suoi inizi e della sua visione della scena musicale attuale.

Attualmente sei in tour. Come sono andate le prime date? Cosa ti aspetti per le successive?

Sono andate molto bene. Abbiamo fatto due date per adesso. La prima in Salento, ad Otranto, con Black Star Line. Abbiamo partecipato all’apertura del Salento Agricampeggio. Il sabato successivo abbiamo invece suonato in montagna, in una session speciale, a San Domenico di Varzo: era una session a 2500 metri. Abbiamo tenuto compagnia agli  snowboarders e agli skaters e gli specialisti della montagna. È stata una bellissima giornata ed è stato piacevole andare a suonare con i vinili e cantare “su quota”.

“Another Exodus” è il tuo ultimo EP, realizzato in collaborazione con il producer Michael Exodus. Com’è nata questa collaborazione?

Michael Exodus mi ha contattato prima che intraprendessi il mio viaggio in Jamaica quest’estate: sono andato a visitare da vicino i luoghi originari delle foundation di questa musica. Mi ha commissionato un brano, da sviluppare su un ritmo costruito da lui e l’ho scritto lì. È stata una collaborazione molto interessante.  All’EP poi hanno partecipato altri artisti internazionali, come Dub Harp, Mandelion, Jamma Dim, con delle versioni particolari. Sono 3 version strumentali: una con la mandola e il mandolino, una con l’armonica e l’altra con la tromba e danno sfumature diverse al ritmo; c’è  poi la dub version strumentale. È in corso anche la produzione del vinile per maggio / giugno.

unnamed-1L’EP vuole essere una spinta ad uscire dallo stress della vita quotidiana. Secondo te, quindi, la musica è anche evasione?

Senz’altro. La “another exodus” è una metafora: mettere un piede fuori dallo stress, uscire dalla routine quotidiana del mondo frenetico in cui tutti noi viviamo. La musica è uno strumento che serve per liberarsi, in combinazione con la natura. Anche elementi forti come la montagna e il mare possono aiutare nel processo di calma spirituale. Come nel videoclip.

Il video dell’omonimo brano, “Another Exodus”, riprende quindi sempre il concept dell’album?

Senz’altro. La creatività del video è in sintonia con la creatività del brano.

Facciamo un lungo passo indietro. La tua carriera è iniziata nel 1999. Come è cambiato, secondo te, il mondo musicale in questi anni?

Bella domanda e anche complessa. Dal 2000 il mondo raggae è stato in forte evoluzione, in seguito all’entrata nel mondo digital e con la diffusione di internet. Internet ha cambiato le sorti della musica; ha cambiato il modo di farla, di ascoltarla di percepirla e di scriverla. Quando ho iniziato c’erano le cassettine, io mi informavo con i passaggi radiofonici, con i passaggi di album tra amici, parlando al bar. Oggi invece si va su google e si accede a tutte le informazioni. Questa cosa di sicuro è utile ed è opportuna, ma può essere fuorviante ed essere generatrice di errori.

Restando nel passato. Come nasce la tua passione per la musica raggae e per la dub?

Per caso. Mi sono capitate all’epoca nelle cassettine e nei vinili sonorità di diversa natura che mi hanno portato lì. In Italia era il periodo di band che ho amato tanto, come i Casino Royale, che hanno fatto la storia e hanno contribuito all’evoluzione di questo suono. La mia passione è nata in maniera naturale, partendo di passaggi in informazione tra amici e diventando poi una scelta di vita.

Hai condiviso il palco con i massimi esponenti di questo genere, sia italiani che internazionali. Quanto si può imparare da artisti del loro calibro?

Tantissimo. Avere la possibilità di condividere palchi con chi questo mestiere lo fa da decine di anni è il modo per capire come si fa. Ti da le informazioni di base di comprensione delle modalità tecniche. Il passaggio dalle foundation ai veterani è imprescindibile, fa parte della gavetta e dello sviluppo di qualsiasi figura musicale.

Secondo te il tuo genere in Italia sia abbastanza conosciuto e valorizzato?

Probabilmente no, non come in altri paesi. È in crescita però. Per sua natura questa musica nasce nell’underground e parla all’underground. è nata così e forse non cambierà mai. Alcuni suoni mutuano dal raggae al mainstream; questa è una cosa che è successa e continua a succedere, perché la musica raggae ha tanto da offrire, è trasversale sia dal punto di vista tecnico musicale che dei contenuti, che sono sempre molto delicati e che parlano spesso del mondo e di cose realistiche.

 

 

 

 

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