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Raphael Gualazzi: Tutto pronto per il tour infernale

Dopo il secondo posto al Festival di Sanremo 2014, dove ha trionfato con il brano “Liberi O No”, insieme a The Bloody Beetroots, Raphael Gualazzi è pronto a partire con il “Welcome to my hell tour 2014“. Il tour di Raphael inizierà il prossimo 26 giugno da Verona e volerà per qualche tappa all’estero. Gualazzi ci ha raccontato nell’intervista cosa dobbiamo aspettarci dal tour, la sua esperienza a Sanremo 2014 e tanto altro.

Ecco cosa ci siamo detti.

 

E’ tutto pronto per il “Welcome to my hell tour 2014″ che ti porterà ad attraversare l’Italia in lungo e in largo, concedendoti anche qualche apparizione all’estero. Come ti sei preparato per affrontare tutti questi eventi nel giro di poco più di due mesi?
La prima cosa fatta è stata quella di rinnovare il repertorio. Ci sono dei brani che sono stati rivisitati, sia nuovi sia del primo album. Molti dei brani del mio primo album prevedevano una line-up, un organico di musicisti come quello che ho ora, ma che al tempo non avevo. Sono molto curioso, quindi, di sentire quei brani anche riarrangiati. Ci saranno delle occasioni dove nel tour suonerò con la big band e altre in cui sarò solo. Dipende dalla situazione e dal tipo di Festival, ecco.
Il titolo del tour dice letteralmente “Benvenuti nel mio Inferno”. Raccontaci questo tuo inferno e perché lo definisci così.
Inferno è inteso in un’accezione totalmente positiva. E’ tutta la passione che scaturisce dall’amore che i musicisti hanno per la musica sul palco. Questo è quello che succede quando le emozioni ti attraversano, una sorta di incendio, e quindi di inferno in cui coinvolgi tutto il pubblico che partecipa con te.
E’ curioso il fatto che non l’abbia chiamato “Benvenuti Nel Mio Paradiso”.
Sì perché la musica è una sorta di scontro passionale, del grande amore che si ha per quest’arte che ti porta a dare tutto te stesso in quello che fai, sia fisicamente sia mentalmente, e spiritualmente. Quello che succede nel palco è sicuramente qualcosa di molto focoso, e la prima immagine che mi viene in mente è proprio quella dell’Inferno. Anche per dare un po’ un senso di movimento perché forse il Paradiso non avrebbe reso bene l’idea (sorride, ndr).
Sul palco non sarai solo, ma sarai accompagnato da 9 musicisti tra cui 3 coriste. Cosa vuoi regalare ai tuoi fan che verranno a vederti e ascoltarti dal vivo?
Sicuramente alcuni omaggi alla musica italiana e anche delle rivisitazioni di brani celebri del repertorio afro-americano, che spesso non sono così conosciuti, ma che fanno parte della nostra spiritualità. Inconsciamente siamo molto legati al mondo afro-americano. Non mancheranno sicuramente dei cenni al gospel, alla musica country, il blues, ma anche delle canzoni semplicemente del mio repertorio che fanno parte della visione etica della musica.
Come dicevi, appunto, spazierai dal gospel al soul, passando per il rock e la musica country. Che tipo di esibizione devono aspettarsi i tuoi fan, quindi?
E’ uno spettacolo rinnovato, ci sono nuovi brani nella nostra scaletta e brani riarrangiati con un sacco di divertimento sul palco e di musica.
La Francia è un elemento che ricorre in questo tuoi tour: dai 7 musicisti d’oltralpe che ti accompagneranno, ai tre concerti di Lione, Marciac e Lunel-Viel. Cosa rappresenta per te quel Paese?
La Francia rappresenta un territorio importante come lo è la Germania, e altri territori ai quali ci stiamo affacciando. Stiamo portando questo progetto in diversi territori. Ho sempre desiderato sviluppare un percorso internazionale, di poter viaggiare con la mia musica: scrivere e suonare miei brani davanti a un pubblico internazionale. Questo è quello che ogni giorno stiamo costruendo. Non c’è un qualcosa di particolare nei confronti della Francia. Sicuramente è un luogo bellissimo, di grande poesia.
Ti ispira parecchio come posto…
Sicuramente sì. E’ un luogo di forte ispirazione. Dico sempre che la Francia è la cugina dell’Italia, in quanto a livello culturale sono due Nazioni una complementare all’altra. Ci si completa a vicenda e condividiamo entrambi un grande patrimonio artistico culturale e storico. In un certo modo, siamo complementari, ecco.
Per il momento non è prevista nessuna tappa marchigiana. Tornerai presto a suonare nella tua Urbino?
Mi auguro di sì. Durante i tour, a seconda anche dell’andamento nascono delle chiamate che magari avvengono anche nel corso del tour stesso. Può darsi che a giugno ti chiamino per far qualcosa a settembre, oppure te la confermino. Mi piacerebbe molto. Ancora ci sono cose che non mi hanno confermato, quindi non te le dico (sorride, ndr).
Facciamo un passo indietro e torniamo all’esperienza sanremese. Cosa ti ha lasciato il secondo posto?
E’ stata una bellissima esperienza. Personalmente, la vivo sempre al di fuori della competizione. E’ ovvio che poi i riconoscimenti fanno piacere, ma non è il senso principale della canzone italiana. E’ un luogo molto bello, dove già la possibilità di partecipare è una grande vittoria perché si può dare voce alle proprie canzoni e al proprio lavoro. E questa è una cosa molto bella. Nel mio caso è stato sempre un luogo di sperimentazione e di nuove contaminazioni.
Il primo anno sono andato con Fabrizio Corso, il secondo ho collaborato con un arrangiatore di fama internazionale come Vince Mendoza. Il terzo anno ho collaborato con questo dj produttore The Bloody Beetroots che si occupa di musica elettronica. Quest’ultima stata un’altra esperienza con la quale mi sono voluto mettere in discussione. Credo che Sanremo sia un’ottima opportunità di promozione, soprattutto per i giovani.
Adesso puoi dirlo… Quale dei due brani che hai portato a Sanremo pensavi ne uscisse vittorioso?
Sinceramente no. Il brano più lento che ho portato è stato frutto di una collaborazione con Giuliano Sangiorgi. L’altro brano, invece, era più ritmato. Per me è difficile capire quale sia il preferito, perché sono due brani completamente differenti. Se avessi potuto scegliere, li avrei scelti tutti e due, perché sono due miei figli (sorride, ndr).
Quindi?
Non ne ho idea!
Con The Bloody Beetroots avete letteralmente incendiato il palco dell’Ariston, portando il pubblico a dei veri e propri momenti di evasione dal classico tono ingessato della kermesse. In futuro hai in mente altre collaborazioni con lui?
Mi piacerebbe molto, anche se al momento la vedo un pochino difficile perché lui è impegnatissimo con il tour mondiale. E’ super impegnato e richiesto. Io sono un po’ più rivolto a un tipo di produzione acustica, ma questo non esclude eventuali possibilità d’incontro in futuro.

Lavorare a una sperimentazione come quella che abbiamo fatto noi richiede molto tempo… perché sono due mondi che si incontrano e due linguaggi che si incontrano, e nessuno vuole mai tradirsi. Inoltre, bisogna essere coerenti e ci vuole tanta riflessione a fronte di una semplice canzone. Dal punto di vista estetico, artistico, ci sono tante riflessioni da fare che comportano del tempo e noi al momento non abbiamo perché siamo impegnati con la nostra attività live, e non potremmo incontrarci. Dovremmo essere insieme nello stesso studio.
L’anno scorso quando stavamo lavorando a “Liberi O No”, io ero in Giappone e lui in Australia. Avevamo il fuso orario, e insomma dopo una settimana siamo tornati a Milano e abbiamo lavorato nello studio insieme. E’ stato difficile perché a livello logistico non è la cosa più facile del mondo. Però, ecco, non bisogna chiudere le porte, perché non si sa mai in futuro, magari, potrebbero esserci altre occasioni.
 A che punto sei con la realizzazione del tuo nuovo album? Stai pensando di arricchirlo magari con qualche preziosa collaborazione?
Sì, sto scrivendo dei brani. Ancora è presto per dirlo, ma all’inizio del nuovo anno dovrebbero esserci delle novità.
Tre anni fa Caterina Caselli ti definì “un cantante speciale”. Tu ti senti realmente così?
Guarda, non ho mai studiato canto. Dico sempre che mi appoggio al pianoforte per cantare meglio. Quando ho cominciato a scrivere dei brani di mia produzione ho iniziato a cantare mentre suonavo. Ma esperienze di canto non ne ho mai avute. Tutto il resto è avvenuto ascoltando musica.
Tu il 31 maggio eri a Cagliari insieme a una miriade di altri cantanti per un concerto benefico ricordando la terribile alluvione che ha colpito la Sardegna lo scorso novembre e i suoi 17 morti. Cosa ha rappresentato per te essere lì?
E’ stato un grande onore e credo che sia stata una grande occasione di incontro. E’ come la musica dovrebbe essere e dovrebbe condurre sempre a questo genere d’incontri, di collaborazioni per cose belle, importanti.

La musica è qualcosa che fa rinascere le emozioni, sfiora la sensibilità delle persone e fa parlare senza il bisogno di parlare, alcune volte. Per me è stata una grande opportunità collaborare con Paolo Fresu. Abbiamo suonato un brano che ho scritto io, del primo album che ho fatto. E poi ho dedicato “Sai (Ci Basta Un Sogno)”, che è il brano che ho portato al Festival di Sanremo 2013.
Tu sei un ragazzo che potremmo definire ‘timido e pacato’, ma quando sali sul palco trasformi tutto questo in grinta ed energia. Come ti cambia la musica? Intanto, ti definisci timido?
A me sembra che i ritmi televisivi sono più accelerati. Ad esempio capita che alcune volte magari quando ti viene fatta una domanda e tu rispondi aspettando che il tuo interlocutore finisca di parlare, dai l’impressione di essere timido, ma io non mi reputo timido. Forse sono educato. Questo si.
Però quello che hai detto, rispetto al palcoscenico, è vero. Salire sul palco e suonare il pianoforte mi fa sentire sicuramente a mio agio.

Il prossimo 10 luglio sarai in campo a Perugia con la Nazionale Jazzisti che affronterà la Nazionale Cantanti nella “Partita del Jazz per la solidarietà”. Ti senti più un jazzista?
Mi sento più un jazzofilo, un amante del jazz. Ho sempre provato un amore per il jazz, sia in senso musicale che spirituale e concettuale. E questo sempre con duro lavoro alle spalle.

Credo di avere un mio linguaggio improvvisato, che mi è stato riconosciuto anche da persone nel campo da diversi anni. Sono ben felice di condividere la mia pazzia, e nello stesso tempo il mio lavoro, e la mia dedizione allo strumento con il mondo della musica leggera e il mondo del jazz.

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