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Rassegna CGIL: 69-09: 40 anni di Cinema e Lavoro

Se il 2008 è stato l’anno delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario del glorioso Sessantotto, il 2009 è un ideale prolungamento di tali celebrazioni, nel quadro più ampio di un biennio passato alla storia come la stagione dei lavoratori. In quest’ottica si inserisce un’iniziativa promossa da CGIL e Fondazione Di Vittorio che coinvolgerà diverse città italiane durante tutto l’anno. Si parte da Roma con un ciclo di proiezioni sul tema Cinema e Lavoro, in collaborazione con AGIS e Regione Lazio, in varie sale della capitale dal 16 febbraio all’8 marzo.

Di questo e molto altro si è parlato al convegno A partire dall’Apollon: Lavoro e cultura ieri e oggi il 5 febbraio scorso a Roma, presso la CGIL Nazionale e la Casa del Cinema, alla presenza di esponenti del mondo del lavoro, intellettuali e cineasti. Principale spunto di riflessione, la necessità di riportare al centro dell’attenzione della vita democratica nel nostro paese i due principi fondanti della democrazia stessa: lavoro e cultura, oggi entrambi pericolosamente svalutati.

Attorno a questo tema, tanti e significativi gli interventi. Vincenzo Cerami ha sottolineato la totale connivenza di lavoro e cultura, denunciando un sistema che, non garantendo ai giovani un lavoro oggi, li priva di prospettiva futura e di identità, condannandoli a una pericolosa alienazione.

Si è parlato anche della necessità di rilanciare una battaglia per la riconquista di un’egemonia culturale nel nostro paese, e del “rischio della scomparsa di soggetti collettivi“, come ha puntualizzato Emilio Miceli, segretario generale SLC, che ha lamentato l’assenza di un nuovo pensiero, e si è rifatto al cinema per illustrare la progressiva estinzione del lavoratore soggetto consapevole, tramite una carrellata di film che negli ultimi 40 anni bene hanno rappresentato questa perdita sociale.

Ma la testimonianza che più di tutte ci ha fatto piacere ascoltare è stata quella di Ugo Gregoretti. Intellettuale, regista e autore cinematografico, nel 1969 realizzò un documentario sull’occupazione della tipografia romana Apollon da parte dei suoi operai. Il film è una piccola e preziosissima opera d’arte. Gregoretti ce lo ha presentato rievocando lo spirito che 40 anni fa animò un gruppo di intellettuali e cineasti che con il loro contributo resero quella protesta famosa in tutta Italia, trasformandola in un prototipo esportabile, adattabile ad altre situazioni analoghe.

La pellicola fu come un’arma a favore della conoscenza di un nuovo modello di contestazione da diffondere nel paese. Il cinema si faceva vero e proprio strumento di lotta operaia. E davvero vengono i brividi a riguardare oggi “Apollon”: non possiamo che rimanere affascinati, noi lavoratori precari, rassegnati e allo sbaraglio nel nuovo millennio, di fronte a questo racconto appassionato della nascita e dello sviluppo di una consapevolezza che trasforma lo scontento in azione politica programmata. Il tutto contro un nemico che non è più il Padrone, ma un’entità invisibile: il capitale finanziario. “Apollon” racconta anche, quindi, gli albori di un’era che, esattamente 40 anni dopo, nel 2009, viviamo nel suo inevitabile e frustrante epilogo.

Della rassegna su Cinema e Lavoro faranno parte classici del passato e novità dell’ultimo periodo, titoli come “La Rieducazione”, pellicola low-budget sul tema del lavoro, realizzato nel 2006 con appena 500 euro da un gruppo di ragazzi di Guidonia, o come “Il Posto dell’Anima” di Riccardo Milani, sulle insostenibili condizioni di lavoro in una fabbrica di pneumatici della provincia di Latina, che aprirà la rassegna il 16 febbraio al Nuovo Cinema Aquila.

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