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Tarantino veste Prada

Spulciando nel passato di Ray Tarantino, si fa fatica a pensare che possa essere un ometto non ancora giunto “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Italiano d’origine ma girovago per vocazione, confeziona il suo album d’esordio con colpevole ritardo, considerando il bagaglio d’esperienza accumulato negli anni. Il motivo, per sua stessa ammissione, va ricercato nella mancanza di un incontro; un incontro con una persona che credesse nel suo progetto e potesse darvi concretezza. La scintilla, tuttavia, è scoccata con Tony Bowers e Ivo Grasso, che hanno consentito a parole e musica di diventare “Recusant”.

L’ascolto rivela un disco di stampo cantautorale, poppeggiante con gusto, lievemente rock, mal celatamente asservito alle hit parade nel suo singolo “Five O’Clock In The Morning”. Le melodie sono fatte per essere ricordate, immediate e leggere, tenendo presente che tali peculiarità, che in prima battuta appaiono un pregio, nel lungo periodo potrebbero rappresentarne un limite. I brani, inoltre, hanno la capacità di creare una certa atmosfera, anche grazie ad arrangiamenti preziosi.

Per nulla intenzionato ad essere testimonial del nuovo che avanza, il Nostro non è fatto per la sperimentazione e protegge la semplicità con una corazza glamour, un’aura di fascino e stile, percepibile ma non quantificabile. In più, ha ammiratori d’eccezione: non è mistero, infatti, che questo vagabondo metropolitano goda già della stima di colleghi di calibro mondiale. Per maggiori informazioni telefonare a Stewart Copeland. E scusate se è poco!

Conoscete tutte quelle parole molto fiche, tipo glamour, fashion, chic e via discorrendo? Ecco, allora sappiate che si accordano con “Recusant” come il cornetto con il cappuccino. Lo stile ed il fascino, infatti, sono quegli elementi che permettono a questo disco altamente digeribile di non cadere nell’anonimato.

Pro

Contro

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