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Realnost: I doc-eroi di Rastorguev e Kostomarov

Realnost è il nome di un progetto russo per un documentario collettivo sulla vita quotidiana di gente di ogni età e provenienza, chiamata a raccontarsi in prima persona attraverso il linguaggio — rigorosamente senza filtro alcuno — delle immagini in movimento.

I provini, tuttora in corso, sono raccolti sul sito, sul canale YouTube, sulle pagine Facebook e VKontakte (un social network russo) e del resto è evidente che Realnost è lì che vuole scavare, nell’estetica dei video nati e cresciuti al tempo di internet.

Banale? Dipende. Se il progetto fosse condotto con occhio indulgente, teso a dimostrare la bellezza e l’arte insite nel più stupido fotogramma raccolto dalla più stupida delle videocamere, allora sì, Realnost sarebbe una sciocchezza velleitaria e pure un po’ snob.

Dietro al progetto c’è però un trio di documentaristi — Aleksandr Rastorguev, Pavel Kostomarov e Antoine Cattin (ne avevamo parlato QUI, dopo il focus a loro dedicato dalla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro) — che della «distruzione dell’orizzone artistico della cultura» hanno fatto una bandiera e che da anni portano avanti un’idea di cinema come «strategia della maleducazione, dell’asocialità e del dolore».

Già con “I Love You” (2011), Rastorguev e Kostomarov avevano messo in mano a un gruppo di ragazzi delle piccole videocamere, invitandoli a filmare liberamente le loro giornate, le relazioni affettive, i luoghi di lavoro, gli spazi domestici e di svago. Oltre che dal montaggio, curato dagli stessi registi, il senso del film viene fuori dalla tensione tra l’iniziale narcisismo dei ragazzi e il senso di potere dato dalla possibilità di riprendersi da soli, che inaspettatamente non si traduce in un sistema per mostrare il proprio lato migliore ma diventa un’arma rivolta contro gli altri, amici o fidanzati, contro chi guarda e contro se stessi.

E come si ottiene questo effetto disturbante di realtà? Gli autori paragonano il proprio metodo a quello usato per impostare un esperimento, creare cioè lo spazio e le condizioni per far sì che qualcosa accada. Una «manipolazione senza contatto», per usare le loro parole.

In questo contesto i protagonisti diventano “eroi” definiti, spiegano gli autori, dalle azioni che compiono sul mondo. Negli inviti ai provini per Realnost i curatori del progetti dicono di cercare dei “passionari” ma non è la passione intesa in senso comune che gli eroi devono dimostrare. Si tratta piuttosto di presentare in modo autentico all’occhio della macchina da presa la propria specificità e la funzione, attiva o passiva, che si assume nella vita.

Tra i co-autori di Realnost ci sono anche il giornalista Aleksey Pivovarov, la sceneggiatrice Susanna Baranzhieva e l’attore e documentarista Dmitriy Kubasov. Alcuni di loro hanno contribuito direttamente alla raccolta di frammenti di realtà condotta in questa fase preliminare di Realnost: Cattin nell’intimità casalinga in compagnia delle figlie, Kostomarov nelle strade di Istanbul durante le recenti proteste.

Se il cirillico non vi spaventa potete seguirli anche su twitter: @REALNOST_COM / #realnostmovie

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