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  • Reb Beach: Masquerade

    Reb Beach

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L’ex-Winger ci prova da solo

Buon esordio solistico per Reb Beach, noto per aver militato nei Winger e nei Dokken, dai quali proprio recentemente si è separato proprio per meglio concentrarsi su questo “Masquerade”. A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare dal solo album di un chitarrista, il disco in questione sorprende per l’attenzione posta al song-writing: non ci troviamo infatti di fronte all’esternazione onanistica di un virtuoso delle 6 corde, ma ad una raccolta di canzoni ben definite in cui la chitarra, pur mantenendo un ruolo di primo piano, riesce a non prevaricare gli altri strumenti, voce (dello stesso Reb) inclusa. Da un punto di vista stilistico, “Masquerade” è un disco estremamente variegato, grazie a 11 brani (ma qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi perché il promo ne contiene solo 10) che esplorano il mondo dell’hard rock in tutte le sue sfumature: se l’iniziale “Dark Place” e la seguente title-track parlano il linguaggio del più puro hard rock-sound, la terza traccia “Ghost” mette in evidenza influenze “moderne”, sulla scia della strada aperta dai bands come i Lifehouse ed i Vertical Horizon. Sulla stessa direttrice “nu breed” si muove anche la seguente “Better Shade Of Gray”, mentre “Bleed” (da brividi il guitar solo centrale!) e “Fanatic” riportano alla memoria le sonorità dei Winger di “Pull”. Con “Red” torniamo in ambito classicamente hard rock, per un brano su cui avrei ascoltato la voce di Glenn Hughes. “Sorrow Stained Eyes” è un sofferto mid-tempo in crescendo, dominato da un refrain degno dell’ultimo Kip Winger. Avrei voluto parlarvi della seguente “Day Of The Eagle”, ma a quanto pare un disguido ha fatto si che il pezzo fosse citato nella track-listing del promo pur non essendo stato fisicamente incluso sul CD . Ovviamente non poteva mancare una traccia completamente strumentale, che nella fattispecie porta il titolo di “Get Out And Walk”. Sulle note romantiche della ballata d’obbligo “Love So True” si chiude un disco sorprendente sotto tutti i punti di vista, valorizzato da un song-writing ispirato e di rara efficacia, sorretto da un’ ottima produzione (curata dallo stesso Reb). Un disco che non piacerà solo agli amanti della chitarra, e che accresce la curiosità per la a lungo attesa reunion dei Winger.

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