Home > Recensioni > 14 Anni Vergine

Sfigati si nasce…

È un classico. Quando si mette piede in una nuova scuola la vita, almeno per i primi tempi, si fa incredibilmente difficile. Bisogna mostrarsi simpatici, in gamba con le ragazze, e tutto il resto.

Ma se si è sfigati, sfigati si resta.

E non serve che una manciata di minuti perché tutti se ne accorgano.
Ecco la dura realtà con cui deve scontrarsi Sam al suo primo giorno di scuola. Certo, Sam è bassino, non proprio atletico, ha un taglio di capelli retrò ad opera di sua madre e una grande passione per la matematica.
Chiesto aiuto allo psicologo dell’istituto, la risposta che riceve è: “Devi mentire!”. Sam inizia a inventarsi di tutto, dalla Porsche di sua proprietà fino al mestiere dei genitori, diventati magicamente un’artista d’avanguardia ai limiti della pornografia e un rockettaro anni Ottanta.
Fin qui niente di speciale… chi di noi non ha mai inventato qualcosa di diverso sulla propria vita? Magicamente però, tutte le bugie di Sam si tramutano in realtà, con tutta una serie di conseguenze, piacevoli e spiacevoli. Anche se – si sa – alla fine è sempre la verità a dover trionfare.

Questo “14 Anni Vergine” – infelice traduzione di “Full Of It” – ha il pregio, specie nei primi venti minuti, di far sorridere lo spettatore, facendolo ripensare ai bei vecchi tempi della scuola. Ben presto, però, le continue ripetizioni dello stesso modulo – prima le bugie, poi le stesse bugie che si avverano – finiscono per annoiare tremendamente, sollevate solo ogni tanto da qualche trovata ben riuscita. Da citare la sequenza di Sam alla guida, non proprio esperta, della Porsche, accompagnata da una colonna sonora altrettanto incerta, o le corse dell’aggueritissimo cane destinato a divorare qualsiasi compito Sam concluda.

Consigliato a chi voglia trascorre novanta minuti spensierati e pensare ai tempi andati. Qualche risata la strapperà di sicuro.

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