Home > Recensioni > 1408

Avete stanze libere? Ma sono maledette, vero?

Ogni volta che giunge notizia di un film ispirato alle pagine scritte da Stephen King, non si può fare a meno di pensare alle parole che John Carpenter ha fatto dire al diabolico scrittore Sutter Cane ne “Il Seme Della Follia”: “Chi non ha letto il libro, vedrà il film.”

Ci si augura che gli intenti di King siano puramente commerciali e non implichino la discesa del caos sul nostro mondo (che già soffre di suo) ma, a conti fatti, la situazione è questa e “1408″ altro non è che l’ennesima riprova di quanto gli scritti di questo autore si prestino perfettamente alla dimensione cinematografica.
Nella pellicola in questione, la vicenda è quella di Mike Enslin, scrittore – alter ego ricorrente nella narrativa kingiana – specializzato nello smascherare presunte abitazioni infestate da spiriti di ogni genere. Un’anonima cartolina lo porterà a conoscenza della 1408, stanza di un albergo newyorkese, famosa per i misteriosi e numerosi decessi avvenuti al suo interno (leggenda vuole che ogni ospite non riesca a sopravvivere più di un’ora).
Convinto di trovarsi di fronte all’ennesima truffa, il nostro indagatore dell’incubo si troverà a fare i conti con angosce di svariata misura, tra fantasmi in Technicolor e intricati cunicoli sopraelevati, bloccato in un limbo kafkiano dal quale sarà impossibile uscire.

Ormai conosciamo bene la piega che ha preso questa nuova generazione di horror ultra patinato e quello di Håfström non si discosta poi molto dal cinema “usa e getta” cui si riferisce ma, cercando di dare a Cesare ciò che gli spetta, bisogna anche dire che questo “1408″ vince dove altri falliscono, riuscendo a donare qualche manciata di brividi e convincendo in più punti (e qui il merito è tutto di John Cusack).
Certo, il regista si fa prendere la mano nella seconda metà, prediligendo gli effetti speciali al terrore che l’argomento è in grado di offrire, e Samuel L. Jackson sembra messo lì solo per dare il nome al manifesto, ma il film si lascia guardare e, visti i tempi che corrono, questo rappresenta un grande salto di qualità.

OneLouder

Niente per cui gridare al miracolo, intendiamoci, ma si tratta pur sempre di un prodotto ben confezionato. La storia poi, per essere tratta da un racconto breve, è sviluppata con effcacia.

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