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  • 21 Grammi – Il Peso Dell’Anima

    Diretto da Alejandro González Iñárritu

    Data di uscita: 16-01-2004

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Anima lieve, anima profonda

Il regista candidato all’Oscar con “Amores Perros” ha girato questa volta un film in America, con attori appartenenti alla corrente del cinema indie come Sean Penn, Naomi Watts e Benicio Del Toro; ed è andato a lezioni dal primo Christopher Nolan per padroneggiare lo stile della sfasatura temporale tra narrazione e cronologia dei fatti. La differenza rispetto a un film come “Memento” è che qui non vi è linearità; e il risultato è una continua sequenza di scene interrelate che scuote, colpisce, oppure instilla momenti di profonda comprensione; ogni scena è marcata in qualcosa, e scivola senza pausa nella successiva. La catena imprevedibile di anticipazioni e flashback (prolessi e richiami analettici) rende ogni episodio significativo a sé stante, e ancora più ricco quando inserito nel contesto. Tutto sta nel far lavorare emisfero destro e sinistro del proprio cervello, passando dal godimento particolare alla comprensione globale del film.

Da molti è stato definito come un composito elogio al ‘lateral thinking’, alcuni sono arrivati a definirlo studiato a tavolino. Non credeteci, almeno finché non l’avrete visto. “21 Grammi” è un capolavoro umano; viaggia su una cornice flebile, delicata e pronta a cadere a pezzi: questo è lo stato d’animo di partenza. Su cui si fissano gli anelli della catena, i singoli episodi che formano l’intreccio dei tre personaggi: Paul (Sean Penn), un professore malato di cuore, Jack (Benicio Del Toro), un ex detenuto alla ricerca della redenzione dell’anima, e Christina Peck (Naomi Watts), giovane donna con una famiglia composita e felice. Una banale storia come potrebbe essere quella di un incidente d’auto o una malattia cardiaca diventano le sorgenti dell’autentica disperazione e istinto di reazione per ciascuno dei tre. Li vediamo da vicino, prima soffrire, poi combattersi, struggersi o osservare. Viviamo nel loro mondo, ognuno dotato di un viraggio speciale: per Paul lo spettro dei colori tende alla freddezza del blu, per Jack le immagini sono lievemente stemperate di rosso-giallognolo, per Christina una via di mezzo tra il rosso e il blu.

La sceneggiatura è piuttosto minimale ma esalta ancora di più le qualità recitative degli attori. Naomi Watts espleta la sua performance in modo talmente impeccabile che anche un primo piano, o un pianto, sono lontani miglia dalla retorica. Scene come la reazione all’annuncio della morte della sua famiglia, le espressioni frequentemente dure, i rari sorrisi, lo sguardo divorato dall’inquietudine rivivono nello spettatore che assiste. Così come la drammaticità costante di Jack, o lo sguardo di superficie di Paul, che ascolta ma raramente lascia il segno, debole e languido per la sua malattia, fragile nella comunicazione.
Più marginali le musiche, anche perché una colonna sonora invadente in un film che parla di sentimenti verosimili avrebbe vanificato il lavoro di autenticità compiuto dagli attori. I pochi brani si limitano ad accentuare l’impressione di distacco dalla realtà, a sottolineare l’imminenza di un evento o l’introspezione. Mirabile a volte l’uso di tecniche quali il silenziamento di tutti i rumori naturali tranne che delle voci, come nella scena in cui Paul (Sean Penn) decide di togliersi la vita sparando al proprio “cuore” – icona che nel film rappresenta il legame tra lui e Christina – frantumando con il fragore del colpo la sensazione, creata dal silenzio ovattato, di apparente passività e fragile attesa.

Anche il doppiaggio italiano, straordinariamente, è comunicativo, brillante e coerente con le immagini, non il solito balordo ‘esercizio di dizione’ che ha reso alcuni dei nostri doppiatori moderni responsabili dell’appiattimento di molti film, anche validi.
“21 Grammi” è una grande esperienza emotiva, che non scade nel banale nemmeno in quei versi finali che si arrischiano nel ripido e spinoso territorio del riassumere il motivo dominante della storia. Nemmeno ripetute visioni stancano, anzi migliorano l’effetto globale e permettono di legare sempre di più fra loro i rapporti conflittuali dei protagonisti. Esistono varie antinomie sparse, dalla filosofia di Jack del porgere l’altra guancia insegnata ai propri figli – e poi subito contraddetta – alla tormentata vendetta di Christina per soffocare la perdita della famiglia, un dolore per cui “la vita non ricomincia”. È unico nel suo genere, allo stato dell’arte.

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