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  • 3Ciento – Chi L’Ha Duro… La Vince

    Diretto da Aaron Seltzer, Jason Friedberg

    Data di uscita: 24-04-2008

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Quando il trash non basta

Parodia del film di successo “300″, che raccontava, in salsa hollywoodiana la celebre battaglia delle Termopili: se già il film “ufficiale” mostrava di aver stravolto quella che allora era la mentalità dell’uomo greco, conformandola ai canoni della cinematografia blockbuster, la parodia è soltanto un riadattamento piuttosto insipido in cui il riso, per chi riesce a ridere, viene sovente provocato da esplosioni di pus, capezzoli strappati, cacche in faccia, continue allusioni sessuali che giocano sia sulla figura della “bona” sia sull’omosessualità. Di maggior efficacia sono le trovate di smascheramento della finzione scenica, soprattutto nelle sue caratteristiche “grandiose”, dagli addominali a tartaruga palesemente finti del protagonista – vediamo una truccatrice scolpire con uno spray gli addominali di un ragazzo grassottello, che solo un momento prima stava partecipando all’azione scenica – alla scena in cui l’enorme esercito persiano porta in campo un “blue screen”, lo accende e, voilà, ecco svelato il trucco che in “300″ ci ha fatto credere che ci fosse realmente un esercito così numeroso. Molta la sottocultura pop americana: la trovata degli eserciti che si sfidano a suon di hip-hop, di insulti rappati, rientra nella schizofrenia generale in cui può accadere di tutto, anche che un pescivendolo attraversi il set urlando in siciliano. Purtroppo, tuttavia, ci si rende conto presto che no, questo non può accadere, il pubblico non lo capirebbe, non è abbastanza “cool”, non rientra nel modello di società con cui i media crescono gli adolescenti (destinatari privilegiati di questo genere di film). A lato, l’immancabile parata di celebrities (Paris Hilton, Britney Spears, Lindsay Lohan & Co.), senza dimenticare reality televisivi americani come “American Idol” e “America’s Next Top Model”. È un meccanismo autoreferenziale: si cita la tv, i personaggi dello show-business, i recenti blockbuster, tutti “prodotti di consumo” destinati ad un pubblico giovanile.
E la loro parodia non denuncia niente, anzi: enfatizza e carica questo universo rutilante ma vuoto. E, come detto non si ride. Resta solo, tratto di interesse totalmente involontario, la luce gettata su una (sotto) cultura che è bene non snobbare ma analizzare con il giusto spirito critico.

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