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Lettera d’amore

Sul giovanissimo Martin Scorserse degli anni ’50, vorace spettatore in erba che passa ore nelle sale cinematografiche (perché al cinema si sente “al sicuro e in pace”), i film di Elia Kazan hanno avuto un impatto emotivo e artistico fortissimo. In quelle immagini – viste, riviste e studiate fin nei dettagli – il piccolo Martin ritrova i volti delle persone che vede tutti i giorni nel palazzo in cui vive, nelle strade che frequenta, i conflitti in famiglia e le emozioni che prova, anche le più negative: ora, a sette anni dalla morte del grande regista di origine greca, Scorsese gli dedica un documentario, nella convinzione che l’unico modo efficace per comunicare idealmente a Kazan il proprio amore sia fare film.
A Letter To Elia” (co-diretto con Kent Jones) non è solo un omaggio al proprio maestro del quale vengono narrate sinteticamente anche biografia e carriera, dagli esordi al discusso premio Oscar alla carriera ricevuto nel 1999: come già in “Un Secolo Di Cinema – Viaggio Nel Cinema Americano” e “Il Mio Viaggio In Italia”, Scorsese raccoglie frammenti dei film che ama (in questo caso “Un Albero Cresce A Brooklyn”, “Boomerang”, “La Valle Dell’Eden”, “Fronte Del Porto”, “Il Ribelle dell’Anatolia”) e li racconta al suo pubblico in modo personale, con l’entusiasmo e la dedizione per la propria arte che lo contraddistinguono.

OneLouder

Si starebbe per ore ad ascoltare Martin Scorsese parlare del cinema che gli infiamma il cuore e gli occhi: senza mai scivolare in tecnicismi, il regista parla di recitazione, scrittura, rapporto tra musica e immagini comunicando con semplicità agli spettatori quanto profondo, intimo e totalizzante sia il proprio rapporto con la materia cinematografica. Strumento di comprensione del mondo e oggetto di adorazione, il cinema per Scorsese è la vita.

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