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Adèle Hugo (o del vivere senza amore)

Truffaut riassume in sette punti i motivi che lo hanno spinto alla realizzazione di un film del genere: Adèle è sola durante tutta la storia; è la figlia di un uomo famoso, Victor Hugo; si parla di quest’uomo, ma non lo si vede mai; la ragazza vive sotto falsa identità; ossessionata da un’idea fissa, persegue uno scopo irraggiungibile; nessuna frase, nessun gesto di Adèle si riferisce ad altro che non sia la sua idea fissa, anche se combatte per un obiettivo impossibile da raggiungere, si dimostra sempre attiva, inventiva, dinamica.
È la scoperta delle partiture inedite di Maurice Jaubert, che musicherà l’opera, e l’incontro con Isabelle Adjani, superpremiata, a far venir fuori, dopo ben cinque versioni provvisorie, quella originale.
Nella pellicola Adèle si innamora di Pinson, un tenente britannico che non ricambia alcun sentimento per la donna. Nonostante ciò, per amore, è disposta a seguirlo fino a Barbados. Il viaggio non si dimostra una prova d’amore, bensì un fallimento economico e psichico della ragazza.
Adèle Hugo era la secondogenita di Victor, che però prediligeva Lèopoldine, sua primogenita. Una differenza d’amore che la piccola di casa Hugo ha sempre sofferto. Una sofferenza che ha creato in lei un carattere forte, combattivo.
Un film intimista come pochi nella carriera del regista francese. Una storia d’amore. D’amore negato.

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