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You Tube, qualcun altro a cui dare la colpa

I video che si trovano normalmente in rete, senza montaggio, con tempi morti e inquadrature sbilenche durano di solito un paio di minuti: il motivo è che la soglia di sopportazione di un filmato amatoriale viene oltrepassata in una manciata di secondi.

In “Afterschool” un ragazzino complessato viene incaricato di girare un video commemorativo su due compagne morte. Il problema è che non solo monta il tutto in uno stile che rende evidente il fatto che abbia smarrito su internet qualche rotella ma la sua stessa deprimente esistenza viene ripresa di sbieco con uguale stile confusionario e finto trasandato.

Il regista pensa forse di poter parlare con cognizione di causa dell’adolescenza, avendo solo 26 anni. Ma chi scrive ha la stessa età e, per quanto si sforzi, non riesce a percepire i sedicenni di oggi come un branco indistinto di insensibili decerebrati. E men che meno a dare la colpa di tutto ciò a You Tube.

OneLouder

Un consiglio? Non entrate in sala!
Se lo farete, non riuscirete ad alzarvi: vorrete assolutamente vedere dove vuole andare a parare il regista. E quando scoprirete che è uno dei soliti luoghi comuni sui ragazzini abbandonati a loro stessi e alienati da troppe ore davanti al pc vi verrà da pensare che se ve ne foste andati la prima volta che vi è venuto in mente, probabilmente sareste già a casa.

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